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CIVITAVECCHIA – Migranti? «Qui siamo già pronti ad alzare le barricate»

Antonio-Cozzolino2La situazione è imbarazzante, sembra che tutte le polemiche scatenate a livello europeo appartengono ad un altro pianeta. L’Italia chiede agli europartners di aprire i loro porti alle navi cariche di migranti e intanto il prefetto di Roma non trova soluzione migliore se non quella di far barcare le stesse navi con lo stesso carico a Civitavecchia, ormai polo turistico di caratura internazionale? La città è in subbuglio e cova la rivolta, per il sindaco a cinque stelle Cozzolino è il momento della verità, per Civitavecchia sta per cominciare la battaglia delle battaglie e miracolosamente la città politicamente si ricompatta sulle barricate. In prima linea c’è la borgata Aurelia, la zona residenziale più vicina al molo 28, l’attracco portuale che il governo pensa di riservare proprio ai migranti, ai richiedenti asilo, a quei dannati in cerca di un futuro che salpano, soprattutto dal Nord Africa, alla volta dell’Italia. E benché dal Viminale, il capo di gabinetto, Mario Morcone, abbia smentito la possibilità di trasformare il porto in punto di sbarco, per le strade della città non si parlava d’altro. Sono già stati scottati, da questo punto di vista. Pesa ancora come un macigno l’esperienza del 2011, quando l’ex caserma De Carolis fu trasformata in un centro di prima assistenza e trasformata in ricovero per più di 700 migranti. Iin meno di un anno successe di tutto: aggressioni, furti, saccheggi. All’epoca l’amministrazione comunale voleva trasformare la caserma, tramite un recupero in bilancio di 5 milioni di euro, in un Cara. I cittadini occuparono il consiglio in segno di protesta e il progetto naufragò. Oggi quella caserma, abbandonata al degrado, è ancora dormitorio per una parte di migranti che dal 2011 sono rimasti bloccati. Sconosciuti alle autorità.

Il molo 28 utilizzato finora come attracco per le grandi navi mercantili che trasportano auto dall’Italia agli Stati Uniti e che rappresenta il punto di imbarco e sbarco per chi proviene o è diretto in Tunisia si apre a nord del porto. Ma alla banchina 25 partono anche le crociere, un’idea del genere rappresenterebbe senz’altro un problema per la viabilità interna e per l’immagine del più grande porto crocieristico del Mediterraneo. Da lì, dal piazzale antistante in cui potrebbe essere allestita una tendopoli per l’identificazione dei migranti e per la prima assistenza sanitaria, il centro della città dista circa tre chilometri. Ma c’è la Borgata Aurelia più vicina. L’emergenza migranti si riverberebbe anche sul sistema sanitario locale. La Asl di Civitavecchia, che carente di uomini e di risorse ha appena ricevuto un timido aiuto dalla Regione, sarebbe in grado di far fronte?

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