Prosegue il progetto Forward della Asl Roma 1. Questa volta si discute di scelte e di decisioni - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Prosegue il progetto Forward della Asl Roma 1. Questa volta si discute di scelte e di decisioni

andre-agassi“In casa avevamo una sola regola. Ci si sveglia, si gioca a tennis, ci si lava i denti. In quest’ordine. Fare qualsiasi altra cosa diversa dal tennis non era un’opzione contemplabile”. La storia del grande tennista americano Andre Agassi torna in mente nei giorni degli Open degli Stati Uniti: Agassi non ha potuto scegliere cosa fare nella vita e se è diventato quello che è lo deve probabilmente alle imposizioni del padre che non gli ha mai permesso di sognare un’alternativa. A 13 anni è stato spedito in Florida, alla Nick Bollettieri Tennis Academy, ma come ricorda “non era stata una mia scelta e per questo la detestavo”.

Ora Agassi, che di anni ne ha 47, ha scelto di creare una fondazione: “Quelli che volevo davvero aiutare erano i bambini che come me non hanno avuto scelta nella vita. Io non ho potuto decidere, ma sono stato fortunato a essere bravo a tennis. Questi ragazzi, invece, oltre a non avere scelta non hanno niente: senza educazione, senza opportunità, senza speranza entrano in un circolo vizioso difficile da fermare. Con l’educazione puoi fornire a questi ragazzi degli strumenti per fare delle scelte nella vita”.
Prendere una decisione, infatti, è molto più importante di quello che possiamo pensare. Le scelte individuali, soprattutto quando si è giovani, possono influenzare profondamente la storia delle persone. Ma anche in ambito politico, ogni giorno, vengono prese decisioni che riguardano la vita o la salute dei cittadini. Alle decisioni è dedicato il nuovo dossier del progetto Forward, promosso dal Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio e curato dal Pensiero Scientifico Editore col supporto di alcune importanti aziende del settore farmaceutico (www.forward.recentiprogressi.it).

Forward ha scelto di concentrare la propria attenzione su temi emergenti, approfondendo non tanto ciò che è attuale oggi, ma quello che lo diventerà nel prossimo futuro. L’approfondimento si apre con un’intervista a Raffaele Romanelli, per anni docente di Storia contemporanea alla Sapienza università di Roma, che ci ricorda come le decisioni di grandi uomini politici e condottieri hanno determinato la storia del mondo. Ma oltre alle scelte, ci si potrebbe chiedere, a influire sulla storia è anche il caso? Suggestiva è l’affermazione dello storico per il quale la storia romana dipese dal naso di Cleopatra: se fosse stato brutto, Antonio non si sarebbe innamorato e la storia sarebbe andata in un altro modo.

Si parla poi dell’importanza delle decisioni nei vari aspetti della sanità. Per capire quali potrebbero essere le scelte più giuste per una sanità migliore, sono stati intervistati Angelo Tanese, direttore generale della Asl Roma 1, e Francesco Ripa di Meana, DG degli Istituti fisioterapici ospitalieri di Roma e presidente della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (FIASO). Particolarmente interessante, infatti, è capire come comportarsi quando le decisioni diventano una questione di responsabilità sociale.

Decidere in sanità sta diventando sempre più complesso e spesso le determinazioni sono condizionate dai contesti regionali e nazionali. Se è più o meno ovvio che lo scopo di un’azienda sanitaria sia costruire servizi migliori per i cittadini, spesso non si pensa alla difficoltà di coordinamento tra i vari livelli assistenziali e decisionali nell’operare una scelta. Ad esempio, l’amministrazione di una grande ASL è libera di prendere decisioni in maniera indipendente? E in che modo il direttore di una struttura sanitaria che persegue finalità di ricerca come un IRCCS si deve mette in relazione con gli altri decisori ai diversi livelli?

Ancora: il processo decisionale in pronto soccorso ha caratteristiche assolutamente particolari rispetto a quelle comuni a quasi tutti i reparti di degenza. Ci sono continue decisioni da prendere, dall’infermiere che sceglie quale codice colore assegnare al paziente, alla determinazione del percorso diagnostico ed eventualmente alle terapie da mettere in atto già in emergenza. Daniele Coen, del Grande Ospedale metropolitano Niguarda di Milano, sostiene che il problema è che prima di preoccuparsi del singolo paziente, gli operatori del pronto soccorso devono occuparsi di quel “Grande malato” che è, oramai troppo spesso, il loro stesso ambiente di lavoro.

Tema particolarmente controverso nella pratica clinica è, poi, quello legato alle decisioni nel fine vita. In alcuni casi mantenere i trattamenti di supporto vitale significa solo prolungare il processo di morte. Così, nelle unità di terapia intensiva gran parte dei decessi avviene dopo che i clinici hanno deciso di limitare le cure non avviando ulteriori trattamenti o interrompendo l’erogazione di quelli già in atto. A tal proposito Giuseppe Gristina, della Società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva, sostiene che la decisione di smettere di curare un paziente ormai morente non significa cessare di prendersi cura della persona malata.

Infine c’è chi per prendere le decisioni sceglie di affidarsi ai big data. Si pensi ad esempio agli algoritmi sempre più efficaci nell’elaborare enormi quantità di dati per generare le migliori decisioni di possibili in merito agli investimenti finanziari. E negli ultimi anni anche nel mondo dello sport ci si affida sempre di più ai numeri. Con la rivoluzione dei big data applicati al calcio si sta provando a capire quanto i dati e le statistiche influiscono o dovrebbero influire sulle decisioni di un allenatore e se c’è la possibilità che possano addirittura metterne in pericolo la carriera. Per avere le idee più chiare Forward ha intervistato Chris Anderson, autore, insieme a David Sally, di un libro di grande successo, Tutti i numeri del calcio. Di scelte e decisioni si parlerà a Roma il 25 gennaio 2018 nella seconda edizione del convegno 4Words organizzato dal progetto Forward. Sono attesi grandi nomi della medicina internazionale, da Trisha Greenhalgh a Danielle Ofri e Holger Schunemann, oltre a importanti personalità della clinica e della sanità del nostro Paese.

Per concludere, la parola torna ad Agassi: “La vita è come una partita di tennis. Le esperienze con gli altri e le scelte che si fanno ogni giorno ti possono dare lo slancio, oppure no”.

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