Violenza sessuale di gruppo. La mia indignazione di donna avvocato - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Violenza sessuale di gruppo. La mia indignazione di donna avvocato

Lina Caputo

Lina Caputo

“Che orrore” … questa è stata la mia unica esclamazione quando ho letto, con le lacrime agli occhi, l’articolo che riportava le modalità di stupro di gruppo della ragazza polacca avvenuto nella notte tra il 25 e 26 Agosto a Rimini.

Avevo gli occhi e l’anima pieni di lacrime perché, togliendomi la toga di dosso e ritrovandomi nelle vesti di una donna come tante, ho immaginato in che modo brutale stessero uccidendo e abbiano ucciso, poi, quella ragazza.

Non l’hanno violentata, l’hanno uccisa violentandola, che è ben diverso.

In tanti mi hanno chiesto se fosse o meno giusto, secondo me, riportare, giornalisticamente, in modo così crudo il racconto con cui quegli esseri (definirli persone mi risulta difficile) hanno abusato della ragazza.

La prima volta che mi hanno posto questa domanda, dopo qualche secondo di silenzio, ricordando la mia difficoltà nel leggere l’articolo e la sofferenza provata nel farlo, avrei dovuto rispondere che non era giusto scrivere nel dettaglio cosa le avessero barbaramente inferto. Ma così non è.

Non sarebbe stato giusto solo per me, o per chiunque altro leggesse, per non ”sporcare” la mia e la loro di mente, ma credo sia invece giusto, nella sua crudeltà di lettura.

E’ giusto – ammessa l’autenticità della fonte e il consenso prestato dalla vittima – che la gente si renda conto, schiantandosi con la realtà dei gesti barbari di alcune persone, di ciò che quegli esseri siano stati in grado di fare ad una ragazza: una ragazza che, come tante, stava semplicemente in spiaggia a chiacchierare con un suo amico, magari tra una risata e un’altra, al chiarore della luna.

Da questo scenario sereno e romantico a ritrovarsi vittima ingiustificabile di una tragedia non credo ci sia modo, per questa ragazza, di trovarne una “ragione”.

Poteva essere vostra figlia, vostra sorella, vostra madre, anche vostra nonna (ormai si è arrivato anche a questo), potevate essere voi.

Quella ragazza è praticamente morta e nel peggior modo, cioè rimanendo in vita.

Non so se riesco a spiegarmi come vorrei, ma uno stupro ti accompagna fino alla morte fisica, quando ti uccide dentro nel momento stesso in cui si consuma. Non ci saranno risposte alle domande “perché” o “perché io” di quella ragazza, l’accompagnerà la rabbia, un senso di sporco, continue docce, la paura, gli incubi … per tutta la vita.

E non c’è risarcimento equo per tale danno.

Quella ragazza è distrutta….. gli stupratori invece?

Parliamo di loro, così rimetto la toga.

Tre individui minorenni ed un maggiorenne sono indagati.

Aggettivare chiunque di loro abbia commesso tale reato, anche nel peggiore dei modi, sarebbe comunque poco, a prescindere dal colore della pelle, religione, razza, cittadinanza.

E’ un gesto vergognoso che va punito duramente, da chiunque sia stato commesso e a chiunque venga inferto.

Tre individui minorenni ed uno maggiorenne.

Nonostante i vari articoli usciti sulla richiesta di estradizione da parte della Polonia, ciò non si verificherà: la competenza è dello Stato Italiano per essersi il fatto ivi consumato.

E spero saremo, in questo caso, giurisprudenzialmente da esempio a livello europeo.

I quattro soggetti, quindi, saranno processati ed, eventualmente, condannati in Italia.

La gente mi chiede “Come”.

Questa è la domanda a cui rispondo con più fatica perché per i minorenni – accertato il fatto e la colpevolezza nella commissione del reato di violenza sessuale di gruppo e presunta la capacità d’intendere e di volere – si potrebbe profilare una risposta sanzionatoria sicuramente consistente ma, indubbiamente, diversa rispetto a quella cui andrebbe incontro il maggiorenne.

Ragionando per ipotesi, qualora ai minorenni venisse applicata la pena massima che l’ordinamento prevede per il reato di violenza sessuale di gruppo con l’aggravante della crudeltà (il cui riconoscimento nel caso di specie appare doveroso) si arriverebbe ad una pena finale di 16 anni, i quali subirebbero, per il solo fatto dell’età, un abbattimento di un terzo per arrivare a poco più di 10 anni. A ciò si aggiunga la riduzione di pena nel caso in cui, estremamente verosimile, si ritenga di definire la posizione del minore con il rito abbreviato.

Ribadisco che queste sono ipotesi.

Ritengo francamente difficile, purtroppo, che la nostra giustizia si riveli così esemplare anche se, come da notizie dell’ultima ora, il Gip del Tribunale per i Minorenni di Bologna ha sciolto la riserva sui due fratelli marocchini di 15 e 17 anni e sul nigeriano di 16, accusati in concorso col maggiorenne Guerlin Butungu dei due stupri, applicando agli stessi la misura della custodia cautelare in carcere.

L’aspetto sicuramente drammatico è la prevista impossibilità di costituirsi parte civile (chiedere quindi i danni in sede penale) nel processo minorile (!!!).

Ebbene sì, avete letto bene.

La ragazza stuprata non potrà chiedere di essere risarcita del danno subito in sede penale, dinanzi al Tribunale minorile, dai suoi stupratori, in quanto minorenni.

Per quanto concerne il maggiorenne, invece, le previsioni sanzionatorie potrebbero essere diverse in considerazione della contestazione della violenza sessuale di gruppo, della rapina e delle lesioni.

L’aggravante potenzialmente applicabile è rinvenibile, anche in questo caso, nell’estrema crudeltà.

Si deve considerare che il collega che avrà il compito di difendere quest’ultimo potrà chiedere l’applicazione del rito abbreviato, per cui la pena finale sarà ridotta di un terzo e, in via sempre ipotetica, al maggiorenne potrà essere inflitta, in caso di condanna, una pena che va da 8 a 16 anni (considerata l’aggravante) ridotti, in caso di abbreviato, ad una pena compresa tra i 5 anni e 4 mesi e 10 anni e 8 mesi di reclusione.

Nonostante il godimento dei benefici penitenziari (permessi premio, misure alternative alla detenzione) in relazione a questa tipologia di reati sia condizionato, a seguito della riforma del 2009, all’espiazione di parte della pena detentiva – per beneficiare ad esempio dei cosiddetti permessi premio occorrerà scontarne almeno metà – appare evidente che la risposta dell’ordinamento sia comunque insufficiente rispetto al danno prodotto alla ragazza.

A mio avviso uno stupro di questa portata non si distingue dall’omicidio e, addirittura, credo abbia anche risvolti peggiori per il tipo di vita che questa ragazza dovrà condurre.

Ecco che, anche alla luce della recente “moda” vigliacca di stuprare le donne, senza distinzione, neanche più, dell’età è diventato necessario un intervento legislativo d’impatto, volto ad inasprire le pene per questi reati con la possibilità di prevedere, a mio avviso, in casi di particolare crudeltà, anche l’ergastolo o comunque precludere totalmente l’accesso a benefici.

La vita distrutta di quella donna vale molto più di quella di chi gliel’ha distrutta, coscientemente e ripetutamente, e come è stato ingiustamente impedito alla vittima di stupro di continuare a vivere come prima, credo sia giusto impedire allo stupratore di continuare a vivere come prima tutto il resto della sua vita, togliendogli la libertà, di cui ne ha fatto indegno uso: si eviterebbe, così, che altro male venga fatto.

Tornando, invece, alla disciplina edulcorata offerta ai minorenni, in un’ottica rieducativa, ritengo che la tutela accordata agli stessi in casi del genere vada eliminata e/o ridisegnata sulla base di quella prevista per i maggiorenni.

Un 16-17 enne non è meno consapevole di un 18 enne, stupra allo stesso modo.

Ci sono alcuni reati, come la violenza sessuale, per i quali non si dovrebbe applicare alcun regime speciale (soprattutto se particolarmente cruenta), non esiste alcuna età che possa “ridimensionare” l’illecito compiuto: l’infimità del gesto non è educabile se non in via preventiva, cioè conoscendo la pena a cui si va incontro.

Sarei curiosa di sapere se un 17 enne al quale si prospetta la pena dell’ergastolo o quella di 20 – e non qualche – anno di carcere per uno stupro di gruppo, non ci pensi più di 10 volte prima di commetterlo, aggregandosi al “branco”!

Secondo me ci penserà anche 100 volte, alla fine delle quali magari deciderà di non commetterlo.

Lo stupro, che chi lo abbia commesso sia minorenne o maggiorenne, per le modalità consce in cui avviene, rimane tale.

E, quindi, credo vada punito allo stesso modo – con la stessa pena per entrambi – sia il maggiorenne che il minorenne.

Forse è arrivato il momento che il legislatore metta mano ad alcune disposizioni e si preoccupi, laddove possibile, di fornire una risposta tecnica che al contempo garantisca una giustizia sostanziale in casi drammatici come questi.

Questo è quello che credo io, da donna, da giurista che ha deciso di non difendere e mai difenderà questo tipo di reati contro le donne e bambini.

A volte mi viene chiesto “come fai, da avvocato, a difendere un uomo che stupra una donna?”… non so come si fa, perché io personalmente non lo faccio.

Posso parlarne solo tecnicamente e processualmente.

Tutti hanno diritto ad una difesa, così come per tutti vale la presunzione di innocenza fino al passaggio in giudicato della sentenza, così come anche noi avvocati abbiamo il diritto di decidere di non difendere in casi in cui non svolgeremmo al meglio il nostro lavoro.

Ed io, nel rispetto del mio codice deontologico, non sono né voglio essere in grado di difendere un uomo che abusa sessualmente di una donna (peggio ancora di un bambino).

L’imputato accusato di violenza sessuale troverà altri colleghi bravissimi che gli assicureranno la miglior difesa possibile: mi troverà, invece, dall’altra parte a chiedere giustizia per queste donne e bambini.

Ad ogni modo, il mio pensiero va ora a questa ragazza e, in generale, a tutte le donne che hanno subito violenze e che non hanno il coraggio di denunciare… sappiate che proteggere questi esseri vigliacchi significa farsi violentare tutti i giorni: lo rifaranno ad altre donne.

E’ emblematico il fatto che dopo gli atti mostruosi commessi ai danni dei due ragazzi polacchi – picchiato a sangue lui e violentata lei – i quattro abbiamo poi stuprato anche una transessuale peruviana.

Se ci pensiamo è da rabbrividire.

Magari l’indomani sarebbe toccato a qualcun’altra ancora e così via … altre vite uccise.

Perché permettere ciò?

Quando avete paura di denunciare un abuso sessuale, se non riuscite a farlo per voi stesse perché è difficile e lo capisco, fatelo per tutte le donne a voi care, per vostra sorella, per la vostra migliore amica, per vostra figlia, perché ciò non capiti anche a loro.

So bene il dolore e l’ingiustificata vergogna che c’è dietro alla scelta di chiedere questa giustizia, il calvario che la accompagna, i pianti nel ricordare e nel dover descrivere di nuovo, per la centesima volta, tutto quello che avete subito nel dettaglio in un’aula di Tribunale mentre un avvocato vi riempirà di domande, ma ricordate che non sarete sole, con voi ci saremo tutte noi donne a sostenervi ed è questo l’unico modo che abbiamo per essere libere di vivere, libere di non aver paura di essere violate, libere di vivere nel rispetto della nostra femminilità.

Ci vuole coraggio, tanto coraggio, ma noi donne siamo state create per sopportare dolori fisici maggiori rispetto agli uomini e in quanto tali siamo e dobbiamo essere più forti, nonostante la nostra fisicità ci ponga in una situazione di debolezza.

Il nostro “NO” deve essere rispettato e non stuprato.

Magari un giorno, neanche troppo lontano, la società aiuterà tutte noi donne ad essere serene quando torniamo a casa da sole la notte, senza necessità di dover mandare il messaggino rassicurante quando siamo in casa, e a smettere di avere quell’ingiustificata paura che ci facciano del male.

Voglio poter tornare a casa da sola la notte ed essere libera di mandare un messaggino di buonanotte “a qualcuno” per dirgli solo che vado a dormire ed è il mio ultimo pensiero prima di addormentarmi, non per rassicurarlo che non mi sia successo nulla rientrando a casa.

Io, come ogni donna.

La libertà di non aver paura di ricevere del male: credo sia un diritto di ogni donna.

Insegnate ai vostri figli, voi, padri e madri, a rispettare le donne, che non sono oggetti sessuali, non sono il raccontino (per usare un eufemismo) da scrivere nella chat di gruppo di amici per “sminuirla” … no, iniziamo con il rispetto verbale, anche di gruppo, il rispetto della donna a partire dai pensieri: non esistono, neanche per gioco, donne “scarto”, donne “cesse”, donne “grasse”, donne da “scopata” e di cui raccontare le modalità “di esecuzione”, non esistono donne da screditare con gli amici, in qualunque modo le stesse decidano di vivere la propria sessualità, che siano semplici ragazze, trans, omosessuali.

Si parte dal rispetto dei pensieri per arrivare a quello fisico, passando per quello verbale.

Se si parte dal rispetto della donna, si arriva a tutelarla.

Quindi non è “Uomo” chi non stupra fisicamente una donna ma lo è chi la rispetta in tutti i modi possibili, mentali, verbali, fisici: la donna va rispettata a monte, in qualunque contesto, anche quello più animalesco, del branco degli “amici”.

Per voi uomini: se un vostro amico parla in modo volgare della donna con cui avete avuto una relazione, anche se non impegnativa, credo che una bella presa di posizione a tutela della stessa sia dovuta.

Quello vi renderebbe Uomini certamente, agli occhi, in primis, della vostra prima donna: vostra madre.

Non si stupra solo fisicamente ma anche verbalmente una donna.

Il mio pensiero si ricollega ad un bellissimo commento apparso nell’edizione del Corriere della Sera del 4 Settembre scorso ed in particolare nella rubrica “Il corsivo del giorno”: in quella sede la giornalista e scrittrice italiana Isabella Bossi Fedrigotti sottolinea saggiamente come “le donne non sono preda a disposizione di chi le vuole, anche se le si incontra al buio, anche se sono poco vestite, anche se si fermano a scambiare due parole, anche se sono prostitute, usare loro violenza è un delitto gravissimo. Elementi di educazione civica (grande assente nelle nostre scuole) non pervenuti. Non pervenuti nemmeno per molti uomini italiani …”.

Per arrivare ad ottenere una tutela concreta, dunque, si parte sempre dalla scuola, dalla società in genere, dall’educazione familiare, e noi donne possiamo al contempo fare due cose: denunciare gli abusi e chiedere un intervento legislativo che inasprisca le pene a tal punto da disincentivare la commissione del reato di violenza sessuale.

Ed è su quello che vorrei ponesse lo sguardo il legislatore.

Mi sento, a questo punto, di dover ringraziare tutte le donne che denunciano le violenze subite, perché è solo grazie a loro che si arriverà a cambiare le cose.

Donne, queste, che mi troveranno sempre dalla loro parte a sostenerle in queste battaglie: sappiate che insieme vinceremo la guerra.

Grazie, grazie da parte mia, ad ognuna di Voi perché se è vero che quegli individui non sono uomini, è altresì vero che voi siete delle Donne, delle grandi Donne.

Avv. Lina Caputo
Patrocinante in Cassazione

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