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Ostia, i grillini vogliono il Municipio ma un ex parroco vuole bloccarli

 

A Ostia VirginOstiaia Raggi vuole fare canestro. Forte del 43,6% voti raccolti alle Politiche, ha candidato alla presidenza del X Municipio Giuliana Di Pillo, 54 anni, ex campionessa di basket. Una vita trascorsa sui campi come cestista, prima,  e istruttrice di pallacanestro per bambini, poi. A lei il sindaco del Movimento 5 Stelle ha affidato il difficile compito di far rinascere Ostia dalle ceneri di Mafia Capitale.
Alle amministrative del 5 novembre parte avvantaggiata. Da un anno è la delegata del Sindaco al Litorale. A spese dei romani,  naturalmente: quarantamila euro il compenso. Doveva restare sei mesi a ricoprire l’incarico di “raccordo” tra Roma Capitale e il prefetto Domenico Vulpiani, commissario straordinario incaricato Ministero dell’Interno di gestire il Municipio, dopo lo scioglimento del consiglio a seguito dell’arresto del presidente piddino Andrea Tassone per effetto degli intrecci con la banda di Massimo Carminati e Buzzi. Di Pillo è invece rimasta più  di un anno perché il commissariamento è stato prorogato. Nessun problema per lei, il fisico temprato per sopportare la fatica (agonistica e politica) ce l’ha dopo gli studi all’Isef e il lavoro come docente di sostegno.
Mai Ostia avrebbe pensato un giorno di diventare il più grande centro urbano d’Italia commissariato per mafia. E adesso da questo marchio infamante il Lido di Roma deve risollevarsi. I grillini ci provano con Giuliana Di Pillo, nelle file pentastellate dal 2008 e già consigliere municipale. “Voglio che Ostia sia una città aperta e fruibile a tutti, a partire dai disabili”, spiega.  “Mi battere perché ognuno possa esercitare i propri diritti di cittadino”.
Il Partito democratico è sull’orlo di una crisi di nervi. Non può negare le commistioni tra Mafia Capitale e la precedente giunta che hanno fruttato in primo grado all’ex presidente Tassoni la condanna a cin questo anni di carcere. Forse non pochi nel Pd preferirebbero lasciare a qualcun altro l’arduo compito di far ripartire Ostia. Dissoltasi la Democrazia Cristiana sotto i colpi di Tangentopoli e finita tra liti interne e incomprensioni l’esperienza del Polo delle libertà e di un centrodestra unito, che per quarant’anni hanno rappresentato l’anima moderata e maggioritaria di un quartiere votato al turismo, il partito democratico di Renzi, con venature pseudo-Dc, ne ha raccolto a piene mani l’eredità.  Salvo poi tradire gli elettori e gettare Ostia nelle mani di Mafia Capitale. Per questo la scelta del candidato presidente per il Pd adesso è difficilissima, nonostante la pulizia effettuata dal gotha del partito. A votare ci saranno i 250mila residenti di un territorio grande come Milano e con una popolazione di un capoluogo di provincia.  Per questo il risultato conta. E parecchio.
Personaggi di peso,  magari cooptati dalla società civile,  pronti a giocarsi la faccia per il partito democratico a Ostia non se ne vedono.  E così i renziani potrebbero ripiegare su Giovanni Zannola, consigliere votatissimo alle comunali e che preferisce guardare ad un’alleanza ampia:”Sarà un test nazionale, è vero, a Roma lo sanno. Spingiamo per giocarcela con un profilo civico e con una coalizione larga di centrosinistra».
Di andare uniti nel centrodestra,  invece,  non se ne parla proprio.  Forza Italia ha già schierato la tretaquattrenne coordinatrice del partito a Ostia, Maria Cristina Masi, fedelissima dell’unico consigliere comunale azzurro, Davide Bordoni, che al Lido vive ed è stato presidente del Municipio. Per lei “il Pd ha fallito a Roma e a Ostia” ma per ripartire sa bene che le forze di centrodestra devono restare asieme. La dissolta Alleanza nazionale però potrebbe candidare l’ex consigliere municipale Monica Picca attraverso Fratelli d’Italia e un pugno di liste civiche a sostegno
Nel grande caos a contendere davvero la presidenza ai grillini, partiti in pole position, potrebbe essere il vice parroco di Santa Monica. Don Franco De Donno, 71 anni, soprannominato «lo squalo», si è autocandidato ed è stato sospeso “a divinis”, perché Chiesa e politica non s’ hanno da mischiare. Con trentasei anni passati ad aiutare i poneri di Ostia, i cintatti  (e i consensi) non gli mancano. Per  presentarsi alle elezioni per il Municipio ha scelto lo slogan «Se mi toccano i deboli sono guai». Ha radunato attorno a sé i giovani della parrocchia ed è pronto a organizzare liste civiche,  perché ovviamente Cristo non sta nè a destra né a sinistra.
Al. Zav.

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