Rifiuti elettorali - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
Direttore responsabile Giovanni Tagliapietra

Rifiuti elettorali

romarifiutiLasciamo da parte ogni considerazione tecnica, lasciamo da parte la cronaca spicciola, concentriamoci sul cuore del problema: Roma sta morendo soffocata dai rifiuti, ma l’emergenza è soffocata a forza per ragioni elettorali. Almeno è quello che pare di capire leggendo i giornali e annusando dietro le dichiarazioni di amministratori e politici. In mezzo ci sono i romani, costretti a vivere in una città sempre più difficile da sopportare. Dunque si era detto, la capitale non riesce a smaltire i rifiuti, mandiamoli fuori. I lettori più distratti ( ma c’erano le feste da amministrare) erano rimasti ad un fuoco di polemiche e ad un accordo per il trasferimento della monnezza in Emilia Romagna. Ci si era messo di mezzo il Campidoglio, qualche sindaco emiliano, la Regione ER e la Regione Lazio, con uno Zingaretti pronto a saltare sul carro, ad abborracciare una mediazione e a sbandierare l’intesa come un suo successo personale. Ma accade l’imprevedibile, secondo l’idea che ci si era fatta leggendo i giornali. Nonostante i cassonetti trabocchino di rifiuti e le strade si siano trasformate in discariche abusive a cielo aperto i camion non vengono nemmeno messi in strada. L’operazione non parte, è congelata. Anzi, non si fa più. Perché i rifiuti romani non sono ancora partiti per l’Emilia Romagna?». Se lo chiede l’assessore regionale all’Ambiente, Mauro Buschini. L’accordo con i colleghi romagnoli è stipulato, i quantitativi stabiliti, ma «Ama e Campidoglio esitano», sottolinea, augurandosi l’assenza di collegamenti con le polemiche degli ultimi giorni, con il M5S ad accusare il Pd (che guida l’Emilia) di strumentalizzare i guai capitolini e farsi pubblicità. Ma lo stop del Campidoglio è netto, l’immondizia in Romagna non ci va per i costi troppo elevati, «oltre 180 euro a tonnellata». Questo lo dice Daniele Diaco, presidente della commissione Ambiente del Campidoglio. Ma allora avevamo capito tutti male, non si era alla canna del gas, quella romagnola non era l’ultima spiaggia? Tutta colpa della politica e dei media, evidentemente, si sarebbe creata una panna montata politica senza motivo. Gli amministratori grillini azzardano addirittura una posizione estrema, visto quello che ogni cittadino può vedere dalla finestra: «Roma ha retto bene», su questo fronte e le criticità post-natalizie sono in miglioramento . Seguiamo questa interpretazione: sono stati gli amministratori emiliani (ovviamente di posizione politica avversa) aver scatenato polemiche inutili per ragioni elettorali, il Pd non ha perso l’occasione per far sapere a tutti che la giunta Raggi non sa gestire i suoi rifiuti. In realtà, dicono in Campidoglio, il Comune sta vagliando opzioni più convenienti per Roma e mai eliminate, ovvero Toscana e Abruzzo. Quindi, per ora, niente esportazioni di rifiuti verso la terra delle piadine. Tanto rumore per nulla? Tutt’altro, pare che siano stati i vertici nazionali del Movimento a stoppare i camion romani vin partenza verso regioni a guida dem. Adesso, a ridosso delle elezioni, fornire agli avversari un assist così clamoroso sarebbe imperdonabile. E solo al pensiero dell’immondizia grillina in viaggio verso il discusso termovalorizzatore dell’ex grillino Pizzarotti, sindaco di Parma fa venire l’orticaria ai Grillo-boys. Dumque l’urgenza, l’emergenza spariscono per ragioni politiche. Un diktat dall’alto. il quadro sulle strade romane è mutato poco, gli impianti sono pieni, le discariche improvvisate fioriscono nei quartieri. Sembra un brutto film, forse invece è solo regime. Si nasconde metaforicamente lo sporco (reale) sotto il tappeto, per non danneggiare il partito (pardon, il Movimento) che gioca la sua partita elettorale. L’immondizia da qualche parte dovrà pur finire, una soluzione si troverà. Ma con calma, lontano dal chiasso dei media. Per i sindacati circa 500 tonnellate non sono smaltite ogni giorno a Roma e i depositi straripano. E sono saturi pure quelli tra Frosinone e Latina. Troppi mezzi sono fermi nelle officine, l’Ama è alle corde. La città è alle corde. Ma dobbiamo convincerci che tutto va bene. Almeno fino a dopo le elezioni.

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