Il Mistero di Ninfa (di Antonio Fiasconaro) - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
Direttore responsabile Giovanni Tagliapietra

Il Mistero di Ninfa (di Antonio Fiasconaro)

copertina Il mistero di Ninfa - Antonio FiasconaroNel capitolo “Il corpo visto da fuori” del suo Notes of an Anatomist, Francisco González-Crussí, patologo e scrittore messicano, ricorda di come «differenti osservatori vedano il corpo in maniere tanto diverse», ciò inducendo «a credere alla teoria proposta da Paul Valéry, secondo la quale in ciascuno di noi si trovano almeno quattro corpi differenti».
Essi si presentano ora nell’estensione di “corpo meccanico”, ora nella percezione degli interni congegni, ora quale esclusivo oggetto dell’analisi scientifica, e, infine, corpo come indiscusso componente dell’ambiente. Se il terzo corpo catturò ben poco l’attenzione di Valéry, al contrario esso apre le indagini del medico legale per conquistare la piena comprensione del quarto. È il patologo, volto alla definizione della concretezza mortale, a «scegliere un approccio diretto e privo di ambiguità: nemmeno coloro, quali i religiosi, gli scienziati, i mistici, i poeti, nel cui curriculum si potrebbe immaginare inclusa la tanatologia», riescono a tanto.
Quel corpo, dissolto, smembrato, ricomposto e reso feticcio, fissato o spersonalizzato dalla vestizione antropologica, si trasduce sovente in riti ambigui e provocatori. Ciò che nelle “poesie per vivere e non vivere” Guido Ceronetti include in tutta la sua crudezza è proprio il corredo tanatologico; parlando infatti dello «straziato corpo della vita» vi risolve, nell’algido sguardo non privato dalla pietà, ogni esistenza impressa da «mari ventrali e le croci dorsali».

Antonio Fiasconaro

Antonio Fiasconaro

A volte è il caso a restituirci un mosaico mortale, come nel Il mistero di Ninfa attraverso l’istant confezionato per Kalós Edizioni (prefazione di Cristoforo Pomara), grazie al trasporto tanto emozionale quanto lucido di Antonio Fiasconaro. La istoria è semplice: una normale verifica nella Sala Bonanno del Cimitero monumentale palermitano di Santa Maria dei Rotoli, sovrastato dal poderoso blocco calcareo di Monte Pellegrino, mette in luce un baule dimenticato da ben diciotto anni; esso accoglie “un piccolo corpo all’apparenza mummificato”. Sembrano resti mortali d’una bimba, la quale offre “il capo ornato da una coroncina di rose di colore fucsia e verde”; essa, adorna di vestimenti ottocenteschi, porta un nastrino vergato da un inchiostro blu che recita: “S. Prospero 25-Settembre-1977”.
Da questi elementi Fiasconaro dà consistenza alle sue esplorazioni: ipotesi, sollecitazioni e suggestioni intellettuali, parallelismi con la piccola Rosalia Lombardo dei Cappuccini, rilievi del paleoantropologo Dario Piombino Mascali che richiamano le figure di Alfredo Salafia e di Oreste Maggio, i cui esperimenti riconducono al drappello di pietrificatori: da Girolamo Segato a Gorini, da Marini a Spirito. La scrittura tagliente e rapida di Antonio Fiasconaro coglie con schiettezza il frutto immediato della metafora, l’impietoso dialogo tra vita e morte, la gloria, tutta umana, dell’oblio. 

(Aldo Gerbino, critico letterario)

COMUNICATO STAMPA <clicca qui>

email