Altro che buche, a Roma frana tutto - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
Direttore responsabile Giovanni Tagliapietra

Altro che buche, a Roma frana tutto

bucheromaLa capitale d’Italia fa impressione, è ridotta ad un enorme colabrodo, con voragini che si aprono all’improvviso, “zolle” d’asfalto che franano, e un’area a rischio alluvioni più vasta d’Europa. Non c’è apparentemente rimedio, crolla tutto. Non è più solo un problema di buche aggravato dal gelo e dalle piogge, c’è dell’altro. E questo altro fa paura. Perché non è più un problema di manutenzione ordinaria o straordinaria, ci sarebbe da fare un controllo strada per strada, una operazione gigantesca e insostenibile. Se prima si teneva il conto delle decine di migliaia di piccoli e grandi incidenti legati alle due ruote e alle buche oggi si cominciano a mettere in fila le macchine che scivolano nella incredulità generale in vere e proprie voragini. Sotto i nostri piedi c’è il vuoto, insomma e non è più il problema di buche rattoppate male e con materiale scadente. Nei primi tre mesi del 2018 a Roma si sono aperte 44 voragini. Negli ultimi 8 anni si e’ assistito a un grande incremento del fenomeno: da una media di 16 voragini l’anno si e’ passati a una media annuale di piu’ di 90, con un picco di 104 registrato nel 2013. Il fenomeno non era mai stato inquadrato in modo così preciso. E’ uno dei dati contenuti nel primo ‘Rapporto sul rischio idrogeologico nella Capitale’ curato dall’Autorita’ di distretto idrografico dell’Italia centrale in collaborazione con il Dipartimento della protezione civile, l’Ispra e #Italiasicura. Così sappiamo qualcosa di più Le aree particolarmente interessate dalla formazione di grandi voragini si concentrano nella porzione orientale di Roma. I municipi piu’ colpiti sono: il Municipio V, il Municipio VII, il Municipio II (quartieri Tuscolano, Prenestino, Tiburtino) ma anche il centro storico con le aree dell’Aventino del Palatino e dell’Esquilino. Nella porzione occidentale di Roma il municipio che conta più voragini è il XII seguito dall’XI (quartieri Portuense e Gianicolense).
La causa principale della formazione delle voragini a Roma è “la presenza di numerose cavità sotterranee di origine antropica scavate dall’uomo a vario titolo ma principalmente per l’estrazione dei materiali da costruzione. Tali vuoti costituiscono in molti casi una intricata rete di gallerie”.Sono stati sinora censiti e mappati 32 kmq di gallerie sotterranee che giacciono sotto il tessuto urbano. Le cavità si concentrano per lo più nella parte orientale della città. Molte aree di vuoti sono ancora sconosciute: manca all’appello ad esempio la grande Catacomba scomparsa di San Felice, sulla Via Portuense, che costituiva uno dei principali cimiteri della Roma cristiana del IV-V sec. E chissà cos’altro.
Ma non è tutto. Il rapporto contiene altri dati inquietanti. Il rischio alluvioni ed esondazioni riguarda un territorio urbano di 1.135 ettari dove vivono e lavorano circa 250 mila persone: la piu’ elevata estensione d’Europa. “Un numero impressionante – ha sottolineato Erasmo D’Angelis, segretario generale dell’Autorita’ di distretto idrografico dell’Italia centrale – che nasce da anni e anni di mancata prevenzione e ordinaria manutenzione”. I siti soggetti a fenomeni franosi nel territorio del Comune di Roma sono 383. Tra le zone particolarmente a rischio per fenomeni piu’ recenti, quelle della collina di Monte Mario, di viale Tiziano, Monteverde vecchio e Balduina. A fine maggio Roma ospitera’ gli Stati generali del Tevere. Ci sarà modo di approfondire e di valutare una possibile strategia di intervento, che al momento nessuno azzarda a disegnare.

email