INI RISPONDE ALLE ACCUSE DI TRUFFA - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
Direttore responsabile Giovanni Tagliapietra

INI RISPONDE ALLE ACCUSE DI TRUFFA

INI12Riguardo Il decesso della paziente, operata all’INI di Grottaferrata per un calcolo al rene e deceduta al Policlinico di Tor Vergata, siamo profondamente dispiaciuti e stiamo attendendo gli esiti dell’esame autoptico ribadendo la convinzione di avere fatto tutto il possibile per salvarle la vita.

Riguardo alle contestazioni rivolteci dalla Procura di Velletri, la società INI ha piena fiducia nella Magistratura che farà luce sui fatti.

Ci preme sottolineare però che, per ciò che riguarda l’urologia, la struttura si è sempre attenuta alle attuali linee guida per la compilazione e codifica dei ricoveri ospedalieri.

Infatti nel 2010 e nel 2011 la stessa Regione, tramite il Collegio dei Saggi, ha verificato la congruità ed appropriatezza delle prestazioni rese, le stesse che oggi ci vengono contestate.

Ricordiamo inoltre che nel 2014 la stessa ASL, che oggi ci contesta le suddette prestazioni, ha indetto una gara sul territorio per interventistica inserendo nel capitolato una codifica identica a quella che oggi viene ritenuta incongrua.

Aggiungiamo, infine, che con la Regione Lazio sono stati effettuati infiniti tavoli tecnici su questi argomenti con relativi verbali e quindi, sentirsi accusare dopo 10 anni, di avere indotto in errore e truffato l’amministrazione regionale è gravemente lesivo per la nostra struttura, riconosciuta dalle società scientifiche e dalle università nazionali ed internazionali, con cui quotidianamente collabora, come un centro di eccellenza.

Riguardo alle accuse sulle prestazioni salvavita oncologiche si fa presente che il costo del farmaco oncologico è stato completamente a carico della struttura e a fronte di un rimborso di 371 EURO la struttura ha speso gran lunga di più non avendo mai l’INI fatto richiesta di rimborso.

Si parla inoltre di un numero di cartelle esiguo sulle oltre 600 controllate.

La struttura, tra l’altro, effettua prestazioni con un livello tecnologico che non è assolutamente presente nel territorio tanto che l’improvvisa interruzione da parte della Regione ha portato alla disperazione e caos oltre 680 persone in lista d’attesa.

Tutta la documentazione citata in questo comunicato, che non è stata evidenziata nel decreto di sequestro, è a disposizione degli inquirenti in qualsiasi momento per agevolare il loro lavoro e l’accertamento della verità.

Rimaniamo molto sorpresi ed amareggiati nel leggere di condotte fraudolente completamente destituite di fondamento che non hanno considerato la succitata documentazione e che, non tenendo conto dell’eccellenza della struttura, provocano infinito disagio ai pazienti ed al territorio.

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