FANGHI DA DEPURAZIONE: A CHI GIOVA - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
Direttore responsabile Giovanni Tagliapietra

FANGHI DA DEPURAZIONE: A CHI GIOVA

fanghi_da_depurazioneIl deposito temporaneo dei rifiuti comporta di per sé rischi per l’ambiente e di cattivi odori e, per questo motivo, il Codice dell’Ambiente lo ammette per un periodo massimo di tre mesi.

In deroga al Codice dell’Ambiente, il 6 settembre 2018, con ordinanza contingibile e urgente, la Regione Lazio ha innalzato da tre mesi ad un anno il tempo massimo per il deposito temporaneo dei fanghi da depurazione.

Il provvedimento, è rivolto alla generalità e la Regione Lazio ha preso spunto da una sentenza emanata da un tribunale sito in un’altra regione, il T.A.R. Lombardia.

Con sentenza del 20 luglio 2018, n. 1782, infatti, il Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia ha annullato la deliberazione della Giunta Regionale della Lombardia nella parte in cui ha autorizzato l’utilizzo dei fanghi in agricoltura, nel caso in cui superino alcune concentrazioni per idrocarburi e fenoli, e la Regione Lazio, in considerazione che i fanghi prodotti dagli impianti di depurazione contengono concentrazioni elevate di idrocarburi e fenoli, pericolose per l’ambiente, e che, proprio per tale motivo, gli impianti di trattamento dei fanghi hanno interrotto il riutilizzo dei fanghi in agricoltura e ne hanno sospeso il ritiro, ha innalzato da tre mesi ad un anno il tempo per cui è consentito il deposito temporaneo dei fanghi, ossia accumularli senza né smaltirli né recuperarli.

Nella misura in cui qualunque ente pubblico e/o privato si attiene ai limiti imposti da un Tribunale per prevenire danni per l’ambiente, tutti siamo favorevoli.

A maggior ragione, lo siamo allorché la sentenza di un Tribunale di un’altra Regione, viene invocata dalla PA per proteggere l’ambiente.

Il modo e la solerzia in cui è stato redatto il provvedimento, suscitano però la nostra perplessità.

Se la presenza di idrocarburi e fenoli è dannosa per l’ambiente, tant’è che la Regione Lazio ha affrontato la situazione meno di due mesi dopo che il T.A.R. Lombardia ha statuito al riguardo, non ci si può limitare ad autorizzare la deroga temporale al deposito dei fanghi in attesa che si decida il dà farsi.

La Regione Lazio, infatti,  non ha vietato l’utilizzo dei fanghi in agricoltura ma unicamente disposto che i gestori potranno avvalersi di un deposito temporaneo fino ad anno.

Inoltre, meno di due mesi dopo dalla sentenza del T.A.R. Lombardia, la Regione Lazio ha emanato il provvedimento, ma non si conosce quali sono gli impianti che hanno interrotto il riutilizzo dei fanghi, ossia dove si è creato il problema che ha costretto ad intervenire con tanta urgenza.

Sorprende poi che, nonostante i tanti disastri in atto, e quindi, nonostante l’interesse della collettività a proteggere e preservare l’ambiente, che il provvedimento regionale consente la possibilità di attuare il deposito temporaneo fino ad un anno, non con una domanda, ma con una semplice comunicazione.

Tale ultimo termine presuppone che il gestore ha un diritto pieno ad ottenere l’innalzamento del periodo del deposito temporaneo fino ad un anno, con buona pace delle esigenze di tutela ambientali che invece dovrebbero essere considerate nel modo più completo e che, in ogni caso, sconsiglierebbero automatismi nelle procedure ambientali.

L’effetto del provvedimento, quindi, è quello di lasciare il totale libero arbitrio ai gestori degli impianti sul riutilizzo dei fanghi e che, nel solo nel caso in cui decidano spontaneamente di interromperne l’utilizzo, con una semplice comunicazione,  avranno pieno diritto al deposito temporaneo fino ad un anno.

L’ambiente, quindi, non è tutelato dal provvedimento. Anzi probabilmente ne uscirà ulteriormente martoriato giacché il deposito temporaneo comporta di per sé maggiori odori molesti e pericoli anche di sversamenti.

Raggio Verde auspica che il provvedimento venga riformato e modificato inserendo espressamente il divieto di utilizzare fanghi in agricoltura che contengono le concentrazioni indicate dalla sentenza del T.A.R. Lombardia e che il deposito temporaneo sia consentito previa domanda e non con una semplice comunicazione.

Raggio Verde sta valutando di impugnare il provvedimento. Chi è interessato, potrà mettersi in contatto con la associazione nei soliti modi

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