Tribunale di Roma, analisi choc: legionella nell’acqua - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Tribunale di Roma, analisi choc: legionella nell’acqua

citta-giudiziariaNegli impianti idrici del Tribunale circola il batterio della legionella. A documentarlo sono i prelievi della Ecocontrol srl un laboratorio di analisi e ricerca che, nei giorni scorsi, ha effettuato una campionatura delle tubature di piazzale Clodio. La legionella pneumophila è risultata presente in ben cinque prelievi effettuati. Questo non vuole automaticamente dire che magistrati o visitatori siano a rischio infezione perché, come scrive il presidente del Tribunale Francesco Monastero, «il batterio è stato rilevato esclusivamente nei circuiti di adduzione acqua per l’umidificazione di alcuni impianti chiusi da settembre dello scorso anno e non già nelle condutture che servono i servizi igienici» ma senza dubbio certifica il degrado in cui versano le infrastrutture della cittadella giudiziaria e rende urgente una disinfezione che, in effetti, è già programmata per la prossima settimana.

Benché l’allarme sia circoscritto nessuno ha voglia di ridimensionare la questione a cominciare dagli stessi vertici del Tribunale che hanno convocato immediatamente una riunione con i rappresentanti della sicurezza così come raccomandano le linee guida del ministero della Salute (aggiornate nel 2016). Dal 1997 al 2017 in Italia i casi di legionella sono in costante aumento con differenze fra Nord, Centro e Sud: al Nord sono segnalati ogni anno 49 casi per milione di abitanti, 35 al Centro e 9,6 al Sud. Il batterio, letale nel 10% all’incirca dei casi, può trovarsi nell’acqua di vecchi impianti idrici di edifici (per esempio hotel e ospedali), torri di raffreddamento, impianti di idromassaggio, odontoiatrici, serbatoi, ma anche in nebulizzatori, umidificatori e così via. Una quota di casi di legionella è legata al turismo (colpa di impianti di hotel o camping appunto) e un’altra, infine, è collegata agli impianti idrici di studi odontoiatrici (117 casi del genere si sono verificati fra il 2010 e il 2017). Certo è che l’accostamento fra la cittadella giudiziaria e il virus delle vie respiratorie lascia interdetti. E probabilmente indispettisce ulteriormente i molti che, lavorando all’interno degli edifici di piazzale Clodio, si vedono costretti a denunciare la precarietà igienica e i disagi legati a risorse ormai al limite (in qualche caso al limite del surreale: come il divieto di fare fotocopie legato a problemi di forniture che si è verificato nelle settimane scorse).

Nelle prossime 48 ore, scrive Monastero, sono programmati gli interventi di «iperclorazione, misura che si ritiene assolutamente necessaria e indilazionabile». La misura determinerà una serie di restrizioni: «la non potabilità dell’acqua per almeno 48 ore, l’eliminazione del rompigetto di tutti i rubinetti dei servizi igienici e dei soffioni delle docce e lo spegnimento di tutti gli scaldabagno per il tempo che sarà ritenuto necessario». Il sindacato indipendente Fsi Usae in una nota si dice preoccupato dalla «notizia della presenza della legionella nei condotti dei palazzi A e B del Tribunale di Roma». Mentre il segretario nazionale Paola Saraceni «chiede di valutare la necessità di chiudere il tribunale di piazzale Clodio per il tempo necessario alle operazioni di sanificazione essendovi dubbi per la salute dei lavoratori presenti e chiede che «accertamenti batteriologici vengano svolti immediatamente».

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