Da Tel Aviv alla Magliana, Atac noleggia i bus israeliani - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Da Tel Aviv alla Magliana, Atac noleggia i bus israeliani

bustelavivDai grattacieli di Tel Aviv alle strade della Magliana. Settanta bus israeliani sono pronti a partire alla volta di Roma, appena noleggiati dall’Atac, insieme ad altri 38 di produzione italiana, per provare a “macinare” più chilometri possibile sulle vie dell’Urbe, missione ostica considerato che il parco mezzi su cui ha potuto contare finora la partecipata del Campidoglio ha un’età media che supera i 12 anni. Servono allora navette nuove di zecca o almeno «usate, ma in ottimo stato», come si legge in certi annunci di vendite online. La società guidata dal presidente e ad, Paolo Simioni, appena scongiurato il crac finanziario grazie al buon esito del concordato, ora deve necessariamente migliorare il servizio. Insomma, fare più corse.

Il piano approvato dai giudici fallimentari parla chiaro: solo “su gomma”, sui bus, nel 2018 sono stati percorsi 84 milioni di chilometri, ma quest’anno si dovrà arrivare a quota 89,6 milioni e l’anno prossimo addirittura a 94 milioni. Per centrare l’obiettivo è fondamentale riuscire a rinnovare la flotta. Simioni l’estate scorsa è riuscito a ordinare 227 autobus. Ma subito è arrivata la doccia gelata: la società che li dovrebbe produrre è impelagata in una crisi tortuosa quasi quanto quella da cui l’Atac è appena uscita. Beghe economiche, che hanno spinto la fabbrica a chiedere più tempo per consegnare i mezzi ai depositi romani. I bus nuovi arriveranno, ma non subito, non entro aprile, come era stato ipotizzato all’inizio. Quando? Dopo l’estate, nel migliore dei casi, forse nella parte finale dell’anno.
Ecco perché la municipalizzata ha dovuto inventarsi, su due piedi, un’alternativa. Alla fine dell’anno scorso, è stato lanciato un bando per prendere i bus a noleggio. A sorpresa, sono arrivate offerte da tutto il mondo e gli ingegneri dell’Atac hanno viaggiato dall’Olanda alla Germania per visionare i mezzi proposti, per capire se si trattasse di veicoli di qualità o di “bidoni”. Alla fine, le offerte più convincenti sono state due. E allora arriveranno, trasportati su un cargo, 70 bus israeliani, impiegati fino a poco fa dalla società dei trasporti di Tel Aviv, ottenuti grazie a un accordo con la Pagliani Service. Altri 38 veicoli arriveranno dalla società Cialone, in Italia.

Il pacchetto sarà “full service”. Al di là dei tecnicismi, significa che l’Atac pagherà i nuovi mezzi “a chilometro”, in base ai percorsi effettivamente realizzati sulle strade di Roma. Una rassicurazione per l’azienda comunale, perché con questa formula chi affitterà i veicoli sarà incentivato a consegnarli in buono stato, anche se usati. Una garanzia in più, per evitare brutte sorprese. pata del Campidoglio ha un’età media che supera i 12 anni. Servono allora navette nuove di zecca o almeno «usate, ma in ottimo stato», come si legge in certi annunci di vendite online. La società guidata dal presidente e ad, Paolo Simioni, appena scongiurato il crac finanziario grazie al buon esito del concordato, ora deve necessariamente migliorare il servizio. Insomma, fare più corse.

Il piano approvato dai giudici fallimentari parla chiaro: solo “su gomma”, sui bus, nel 2018 sono stati percorsi 84 milioni di chilometri, ma quest’anno si dovrà arrivare a quota 89,6 milioni e l’anno prossimo addirittura a 94 milioni. Per centrare l’obiettivo è fondamentale riuscire a rinnovare la flotta. Simioni l’estate scorsa è riuscito a ordinare 227 autobus. Ma subito è arrivata la doccia gelata: la società che li dovrebbe produrre è impelagata in una crisi tortuosa quasi quanto quella da cui l’Atac è appena uscita. Beghe economiche, che hanno spinto la fabbrica a chiedere più tempo per consegnare i mezzi ai depositi romani. I bus nuovi arriveranno, ma non subito, non entro aprile, come era stato ipotizzato all’inizio. Quando? Dopo l’estate, nel migliore dei casi, forse nella parte finale dell’anno.
Ecco perché la municipalizzata ha dovuto inventarsi, su due piedi, un’alternativa. Alla fine dell’anno scorso, è stato lanciato un bando per prendere i bus a noleggio. A sorpresa, sono arrivate offerte da tutto il mondo e gli ingegneri dell’Atac hanno viaggiato dall’Olanda alla Germania per visionare i mezzi proposti, per capire se si trattasse di veicoli di qualità o di “bidoni”. Alla fine, le offerte più convincenti sono state due. E allora arriveranno, trasportati su un cargo, 70 bus israeliani, impiegati fino a poco fa dalla società dei trasporti di Tel Aviv, ottenuti grazie a un accordo con la Pagliani Service. Altri 38 veicoli arriveranno dalla società Cialone, in Italia.  Il pacchetto sarà “full service”. Al di là dei tecnicismi, significa che l’Atac pagherà i nuovi mezzi “a chilometro”, in base ai percorsi effettivamente realizzati sulle strade di Roma. Una rassicurazione per l’azienda comunale, perché con questa formula chi affitterà i veicoli sarà incentivato a consegnarli in buono stato, anche se usati. Una garanzia in più, per evitare brutte sorprese.

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