Ama, il Campidoglio frena: Tari per pagare gli stipendi - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Ama, il Campidoglio frena: Tari per pagare gli stipendi

campidoglioSi sono parlati. Parte la trattativa tra i grandi nemici – amministrazione Raggi da una parte, presidente Bagnacani (scelto dalla Raggi) dall’altra – per salvare l’Ama. L’incontro si svolgerà nelle prossime ore (tra domani e martedì). Dopo avere cercato per tutta la giornata di venerdì un nuovo presidente dell’Ama per cacciare Lorenzo Bagnacani, in Campidoglio hanno capito che non c’era una soluzione spendibile, visto che servono anche i due membri del Cda. Nessuno vuole quella che un tempo era una delle poltrone più ambite tra i manager del settore (Bagnacani è anche amministratore delegato), tra inchieste della procura, bilanci non approvati, banche che chiudono le linee di credito, ingerenza della maggioranza M5S del Campidoglio che brucia i manager a ritmo forsennato. E su questo ultimo punto si è mossa anche la Commissione Europea che ha risposto a un esposto di FdI ammettendo di non aver capito la strategia del Campidoglio tanto che il funzionario di Bruxelles in calce alla lettera scrive: «Inviateci qualsiasi informazione per capire meglio l’evoluzione della situazione».

In Comune sono spaventati dal parere legale secondo il quale il collegio sindacale risulta decaduto da tre mesi e dunque il parere su cui si basava la bocciatura del bilancio Ama, votata dalla giunta dieci giorni fam non sarebbe valida. Per questo dal Campidoglio hanno deciso di chiamare Bagnacani e trattare. Per domani è convocata una giunta urgente (con i consiglieri) in cui Raggi potrebbe comunicare le novità: i rumors danno l’attivista M5S Stefano Zaghis in pole per l’assessorato all’Ambiente. Nelle prossime ore si riunirà anche la cabina di regia che deve salvare Ama dal dissesto. Bagnacani ha scritto che per pagare stipendi e fornitori ad Ama deve essere consentito di trattenere gli incassi della Tari; il direttore generale di Roma Capitale, Franco Giampaoletti, ha risposto che non si può fare; le banche chiedono garanzie dal Campidoglio (mai arrivate) per mantenere le linee di credito. Il Movimento 5 Stelle non si può permettere, a tre mesi dalle elezioni europee, di mostrare all’Italia una municipalizzata con quasi 8.000 dipendenti che non paga gli stipendi e che non raccoglie i rifiuti, probabile che alla fine si trovi un’intesa su una diversa tempistica per il trasferimento della Tari e sulle garanzie alle banche. A Virginia Raggi hanno spiegato che cacciare Lorenzo Bagnacani e il resto del Cda è meno semplice di quanto si pensi. Vanno trovati i kamikaze disponibili ad accettare quei posti, passare dall’esame della commissione ambiente, riunire l’assemblea dei soci; poi bisognerà affrontare i ricorsi di Bagnacani che andrebbero ad aggiungersi alle indagini di procura e di corte dei conti. E chi dovesse alla fine occupare l’ufficio più importante del palazzo di via Calderon de la Barca impiegherebbe mesi prima di capirci qualcosa. Significherebbe ripartire per la quarta volta in meno di tre anni da zero in Ama.

In giunta, a partire dall’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti, vero artefice della bocciatura del consuntivo 2017 voluto da Bagnacani, c’è chi non vorrebbe arretrare: infastidisce il ricorso continuo del presidente di Ama a parere legali e alla procura. I sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione e per domani hanno convocato un’assemblea con i lavoratori nella sede di via Calderon de la Barca. L’arma dello sciopero per ora viene tenuta nei cassetti, si spera ancora che le promesse della Raggi di trovare una soluzione siano mantenute. Ma domani non sarà semplice spiegare ai dipendenti che bisogna mantenere i nervi saldi.

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