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Partecipazione in sanità: un’opportunità per i cittadini e una risorsa per il Lazio

fisioterapiaDopo otto anni di Piano di rientro nel Lazio oggi mancano all’appello 16 ospedali, il 14% del personale e 3.600 posti letto (ben sotto la media nazionale dei 3 posti letto ogni mille residenti). Tutto questo a fronte di una popolazione di 5,8 milioni di residenti, di cui 380 mila con più di 80 anni d’età. Inevitabili conseguenze come liste di attesa lunghissime e servizi a macchia di leopardo. Con situazioni critiche e paradossali in molte aree del territorio. Come nel caso delle migliaia di persone con il Parkinson che aspettano trattamenti fisioterapici, fondamentali per migliorare equilibrio e postura, ai quali, però, come avverte Laura Horn, responsabile dell’Associazione Azione Parkinson, «in alcune aree del territorio questo servizio non viene offerto. E, quando ci sono – continua – i tempi d’attesa sono lunghissimi: una media di quattro mesi per un solo ciclo per poi ritornare al punto di partenza. Ci sono pazienti costretti ad aspettare addirittura un anno o più. Con un danno sia per la loro qualità della vita che per le risorse pubbliche».

In questo quadro si inserisce l’incontro su “Partecipazione in sanità: il ruolo di pazienti e cittadini nel Lazio” realizzato giovedì 14 marzo a Roma da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato con il contributo non condizionato di Janssen. Si tratta del primo di quattro appuntamenti regionali che puntano a riportare al centro delle scelte in sanità i cittadini e i pazienti.

«La partecipazione dei cittadini e dei pazienti non deve essere vista come un aggravio economico o burocratico – sostiene Elio Rosati, segretario regionale di Cittadinanzattiva Lazio – ma come un elemento imprescindibile per arrivare a decisioni che garantiscano più efficacia ed efficienza. La prima proposta dell’associazione in questa direzione è «mettere in opera quanto previsto nel decreto attuativo del Piano nazionale cronicità a cominciare dalla convocazione del Gruppo di lavoro regionale di coordinamento e monitoraggio delle attività riguardanti il Pnc. Poi bisogna rendere noti i componenti, le attività dei gruppi di lavoro e i tavoli tecnici tematici sulle singole patologie e mettere in atto al più presto tutte le soluzioni organizzative previste nel Piano che possano offrire ai pazienti affetti da patologie croniche le necessarie risposte alle esigenze di cura e assistenza a cominciare da una profonda e partecipata riorganizzazione dell’offerta assistenziale territoriale e dai Percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali».

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