Amatrice pronta alla secessione dal Lazio per difendere l'ospedale | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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“L’ospedale non si tocca”, Amatrice verso la secessione dal Lazio. Regione: “Garantita assistenza”

Il sindaco del Comune reatino va avanti sul referendum e sfida il governatore Zingaretti per difendere la struttura dalla chiusura

AmatriceVia dal Lazio, in polemica con la Regione che riconverte il locale ospedale ‘Grifonì in Casa della Salute. Il Comune di Amatrice, in provincia di Rieti, è pronto già questa sera nel corso del Consiglio comunale a dare il via libera all’iter per il distacco da una Regione e l’annessione a un’altra, probabilmente l’Abruzzo o le Marche. Ma più nell’immediato il piccolo paese montano – noto anche per il suo piatto tipico, la pasta all’amatriciana – si rivolgerà al Tar contro il decreto del governatore-commissario alla Sanità Nicola Zingaretti, e insieme ci sarà Acquapendente, nel Viterbese. La situazione è la stessa: al posto dell’ospedale il decreto prevede una Casa della Salute, cioè un moderno presidio sanitario territoriale, considerato però dai sindaci inadeguato alle esigenze dei rispettivi territori, lontani una settantina di chilometri dai più vicini ospedali. E non è escluso che anche Acquapendente non segua Amatrice nella via della ‘secessionè, verso le confinanti Umbria o Toscana. La Regione Lazio, da parte sua, oggi ha voluto sottolineare di seguire «con particolare attenzione la sanità reatina» garantendo che «non ci sarà alcun taglio nè riduzione dei servizi» nonostante le norme restrittive della legge nazionale. L’ospedale di Rieti non sarà indebolito, assicura la Regione, per cui «la polemica di questi giorni in merito al futuro dell’ospedale di Amatrice non ha motivo di esistere perchè nella struttura verranno comunque garantiti ai cittadini i medesimi livelli di assistenza previsti per i presidi nelle zone disagiate». Uno status, quello di ‘area disagiatà che però i due sindaci, Sergio Pirozzi di Amatrice (centrodestra) e Alberto Bambini di Acquapendente (centrosinistra) vorrebbero riconosciuto formalmente («nero su bianco sul decreto»), come è invece è accaduto per Bracciano, Monterotondo e Subiaco, comprensori a loro avviso ben meno problematici dal punto di vista geografico. Insomma, il decreto va cambiato: «Io vado avanti con più forza sul referendum per lasciare il Lazio – insiste il sindaco di Amatrice – Mi stanno costringendo». «Secondo noi la Casa della Salute è una risposta improbabile, non è una soluzione» gli fa eco il primo cittadino di Acquapendente, dove si sta discutendo se avviare il complesso iter per lasciare i confini laziali (referendum tra i cittadini, legge nazionale, passaggio dai Consigli regionali). E l’opposizione regionale punta il dito: «Grazie a Zingaretti – afferma il consigliere regionale di Forza Italia Antonello Aurigemma – siamo arrivati a dover vedere sindaci costretti a far valere le proprie ragioni nelle aule dei tribunali invece che in quelle istituzionali».

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