Autisti sospesi dopo il programma tv e la doppia verità sull'assalto ai bus: Atac sotto assedio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Autisti sospesi dopo il programma tv e la doppia verità sull’assalto ai bus: Atac sotto assedio

Le due verità sull’assalto all’Atac. E la sospensione dei dipendenti che hanno avuto il coraggio di parlare. Sono due storie diverse, ma si intrecciano. E servono per spiegare la critica situazione della municipalizzata del trasporto pubblico.

Ognuno a Corcolle ha la sua verità e le sue ragioni. Ma ad essere esasperati alla fine sono un pò tutti. Anche gli autisti Atac, e non solo le due donne alla guida dei bus assaliti giorni fa, assalti che hanno dato il via ad un’insensata caccia all’immigrato e portato alcuni cittadini a picchiare tre extracomunitari. «Ho cominciato il mio turno alle 17.30 ma sono riuscito a salire su un autobus e a cominciare veramente a lavorare solo alle 19.30 perchè tutti i mezzi erano rotti», si sfogava ieri sera un conducente della linea 042 mentre prendeva «finalmente servizio» in questo pezzo di periferia romana che ora tutti bollano come «razzista». Alcuni testimoni, immigrati e operatori del Cara, dicono che la molla degli assalti sarebbe stata «l’abitudine di alcuni autisti a saltare le fermate quando vedono tanti immigrati in attesa» ma per il conducente il problema è un altro cioè che «mancano le vetture». «Capisco che attendere per ore davanti ad una fermata sia una cosa che innervosisce e fa perdere la pazienza ma ci tengo a sottolineare che non è colpa nostra -spiega – La verità è che mancano sia mezzi che il personale. Sa come si dice dalle mie parti? Non si fa una guerra con più generali che soldati. Le dico questo perchè in un’azienda come l’Atac ci sono più dirigenti che autisti e mezzi. Ogni mezzo è dotato del satellitare che monitora tutti i percorsi e gli orari. Questa situazione è causata dagli scarsi investimenti dell’azienda non dalla scarsa volontà degli autisti». Di innegabile ci sono le lunghissime attese alle fermate di Corcolle, che così appare più sperduta di quanto non sia: anche ieri, dopo gli assalti, i pestaggi, il clamore, non meno di 40 minuti.

Sospesi dal servizio per avere concesso un’intervista alla trasmissione tv della Rai “Presa Diretta” incentrata sui problemi del trasporto pubblico a Roma e andata in onda il 21 settembre. E’ quanto successo ai delegati sindacali dell’Usb Ilario Ilari e Valentino Tomasone.

Nella nota del sindacato di base si legge: “Sospesi dal servizio in via cautelativa dalla loro azienda, la “Trotta Bus Service”, dopo essere stati intervistati dal programma di Rai 3″. “Per protestare contro questi provvedimenti l’Usb ha occupato la sede dell’assessorato alla Mobilità del Comune di Roma, dato che la Trotta è una delle società facenti parte del Consorzio Roma Tpl, che gestisce in appalto il 30% del servizio bus nella capitale”.”Nelle lettere inviate ai lavoratori – prosegue Walter Sforzini dell’Usb – si contesta la loro presenza in trasmissione senza alcuna autorizzazione da parte aziendale e l’aver rilasciato al giornalista inviato ‘dichiarazioni inerenti il parco automezzi aziendale circolante e la relativa manutenzione delle vetture altamente lesive dell’immagine dell’azienda”.

“Crediamo che le immagini trasmesse parlino chiaro – evidenzia Sforzini – i lavoratori non hanno rilasciato nessuna dichiarazione diversa da ciò che proprio le immagini hanno mostrato, ovvero una vettura guasta al capolinea, proprio durante l’intervento di un meccanico; un autobus che ad ogni inserimento di marcia scaricava l’aria dei servizi automezzo e rischiava di bloccare la vettura”.
“La sospensione dei nostri delegati che potrebbe preludere al loro licenziamento, appare come un’azione di ritorsione nei confronti della nostra organizzazione sindacale, che da anni denuncia questo tipo di mancanze alle istituzioni responsabili del servizio. Alla luce di ciò l’Usb chiede l’annullamento immediato delle sanzioni nei confronti dei delegati e l’attivazione delle necessarie verifiche sulla corretta applicazione del capitolato d’appalto con il Consorzio Roma Tpl”, conclude Sforzini.
E sulla vicenda interviente anche il conduttore della trasmissione, il giornalista Riccardo Iacona: “Sarebbe opportuno che anche il sindaco Ignazio Marino si facesse carico di questa storia”. “La Tpl è il consorzio a cui Roma Capitale ha appaltato il servizio, li paghiamo noi quelli della Tpl, con soldi pubblici e non può essere che due autisti, peraltro delegati sindacali, debbano rischiare il licenziamento perché hanno denunciato quello che è sotto gli occhi di tutti, che i mezzi sono vecchi e si rompono ogni giorno. Che il sindaco Marino chieda conto alla Tpl dello stato pietoso del parco mezzi che gira per la Capitale” ha concluso Iacona.

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