Il D-day di Marino: "Chiedo scusa e non mi dimetto: no elezioni". Il Pd chiede un cambio, passa il rimpasto soft | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Il D-day di Marino: “Chiedo scusa e non mi dimetto” Il Pd: “Cambiare”, passa il rimpasto di giunta soft

Uscenti la Cutini (Sociale), al suo posto si fa il nome di Erica Battaglia, e Luca Pancalli (Sport); alla Cattoi la delega del Turismo, lasciando la Scuola a Paolo Masini, che trasloca dai Lavori Pubblici a favore di Maurizio Pucci, ex amministrazione Rutelli

– «Non mi dimetto e lavoro per Roma». Ignazio Marino affronta il D-Day dopo giorni di alta tensione, sociale e politica, e di scontro aperto col suo partito. Un giorno campale per il sindaco di Roma, che appare, almeno per ora, non più in bilico. Il partito gli dà una chance e, dall’ incontro con il numero due nazionale Lorenzo Guerini, emerge la richiesta di un cambio di passo in tempi rapidi e risposte urgenti ai problemi della città. Il Pd, fanno trapelare dal Nazareno, non pone un problema di poltrone, ma di azione di governo della città. La giornata di Marino è cominciata presto: dapprima l’incontro con i residenti di Tor Sapienza, poi appunto quello con il vicepresidente del Pd Lorenzo Guerini, poi il gruppo del Pd capitolino, i presidenti dei Municipi e infine con l’Aula Giulio Cesare, una vera arena, dove ha relazionato sul caso multe. «Per quanto mi riguarda non ci sono dimissioni nè elezioni in vista. Andiamo avanti, in modo convinto e deciso», dice ai consiglieri in un’aula trasformata in stadio tra cori pro «dimettiti» e quelli pro «vai avanti». Ed è certo che queste parole abbiano avuto l’assenso dal partito nazionale che ha ridimensionato i mal di pancia del gruppo capitolino esplosi venerdì scorso nella direzione. Perchè il voto ora non fa comodo a nessuno. Lo spettro delle elezioni si allontana, «il caso multe è archiviato», come spiega l’ex capogruppo D’Ausilio, ma l’appuntamento con i problemi politici, e quindi con un rimpasto di giunta chiesto anche dal nazionale, che sia qualcosa in più di un piccolo ritocco, solo rimandato. I consiglieri hanno chiesto a Marino di fissare al più presto un incontro per discutere dei nodi di Roma (decoro, trasporti, rifiuti e periferie) per ripartire, stavolta, tutti insieme. Mentre in aula sembrava di essere allo stadio, con cori e striscioni che hanno scandito ogni passaggio della relazione del sindaco e supporter a favore e contro, nei corridoi andava in scena il toto-nomi della nuova giunta. Ormai sono dati sicuramente uscenti Rita Cutini, assessore al sociale, al posto della quale si fa il nome di Erica Battaglia, e Luca Pancalli, delega alo sport; Alessandra Cattoi potrebbe cambiare delega e passare al Turismo, lasciando la casella della Scuola a Paolo Masini che lascerebbe i Lavori Pubblici a favore di Maurizio Pucci, già uomo dell’amministrazione Rutelli. I ben informati non azzardano altri nomi, «perchè – spiegano – in realtà il sindaco ha già cambiato l’assessore alla Cultura e quello al Bilancio». Ma in bilico sembra essere anche Daniele Ozzimo, mentre dovrebbe rimanere al suo posto il vicesindaco Luigi Nieri. Spetta a Marino mettere il punto su una giornata che sembra non finire più: «Chi parla, pensa o scrive di mie dimissioni davvero non vuole comprendere la dimensione della nostra sfida – aggiunge – Non è una sfida personale. È l’ambizione di cambiare Roma. Ci sono tanti poteri e tanti interessi che non gradiscono il lavoro che stiamo facendo. E lo confermo. Chi vede finire monopòli, rendite di posizione, abusivismi, corruzione, mancato rispetto delle regole, chi in quel sistema che stiamo contrastando trovava la ragione della propria forza, è normale che non gradisca il nostro lavoro e che ci osteggi duramente. Io, invece, credo che i tempi siano cambiati». E poi una stoccata anche al Pd: «mentre si polemizzava io lavoravo per Roma, per la metro C, lo stadio, per sbloccare il patto di stabilità». Qualcuno parla di un new deal di Marino. Il Pd, dopo le durissime parole dei giorni scorsi, fa quadrato. Per ora. -«Sul caso multe ci metto la faccia, le ho pagate anche se non dovevo». Ignazio Marino è deciso a mettere la parola fine alla vicenda che ha reso gli ultimi giorni ad alta tensione. Si presenta in consiglio comunale, davanti maggioranza e opposizione, con in tasca otto bollettini postali pagati e parla di errori, «disattenzioni» da parte degli uffici dell’amministrazione. Gli stessi che hanno fornito la prova di una manomissione informatica, poi portata dai carabinieri dal sindaco che ha denunciato un ‘hackeraggiò in Campidoglio. «Ho detto agli uffici, che pur mi comunicavano che non ero tenuto a farlo, che volevo pagare le multe. Mi sono state indicate le somme ed ho pagato» dice Marino in aula Giulio Cesare tra gli applausi dei suoi sostenitori e le urla ‘dimissionì di chi era lì per protestare. Una scelta, quella di pagare le multe per un totale di 1.021,52 euro, presa «per non creare un conflitto tra sindaco e amministrazione». «In questa settimana di morbosa attenzione la mia auto è anche stata fotografata in divieto di sosta – aggiunge – Anche di questo mi assumo la responsabilità e chiedo scusa a romane e romani». E tra le prime reazioni arriva quella di Alfio Marchini, che definisce quella di oggi «l’ennesima puntata della telenovela ‘Separati in casa Marinò, il dibattito è surreale». Poi quella del suo principale accusatore, il senatore Andrea Augello, che definisce il sindaco ‘un adorabile bugiardò, puntando l’indice piuttosto non su hacker ma ‘su alcuni strani movimenti di operatori internì. Il primo cittadino si definisce una «vittima di errori dell’ amministrazione»: «Dalla ricostruzione che ho fatto è evidente che siano state commesse delle disattenzioni da parte degli uffici competenti nel seguire correttamente tutta la procedura – spiega Marino – Errori che non hanno prodotto danni a nessuno, se non a me stesso». La colpa, quindi, sarebbe del gabinetto del sindaco. L’ufficio che, secondo anche l’avvocatura del Campidoglio, doveva attivarsi per la procedura di rinnovo del pass. Poi Marino ribadisce con forza che non solo la sua Panda rossa «è sempre stata autorizzata a circolare» – un «diritto riconosciuto agli eletti» in Campidoglio – ma che non esiste su di essa «alcuna multa pendente». Quest’ultimo punto contestato dall’opposizione che ha parlato di pendenze amministrative del primo cittadino e quindi della sua incandidabilità. Sul tema hackeraggio, invece, si limita a dire che gli «sono stati sottoposti documenti che gli uffici ritenevano prova di una manomissione informatica». «Si è gridato allo scandalo – commenta il sindaco – ma intanto le autorità competenti stanno indagando e attendo, come dovremmo fare tutti prima di giungere a frettolose conclusioni che facciano il proprio lavoro». Intanto, si è saputo, la procura di Roma valuta l’archiviazione del fascicolo aperto per accesso abusivo ad un sistema informatico. E dopo la sua ‘difesa in Aulà il sindaco-chirurgo non ci sta più a parlare del «gossip multe» che secondo lui ha sollevato un dibattito «surreale», una vicenda «strumentalizzata» – «In questi giorni la mia Panda rossa è stata trattata manco fosse un cacciabombadiere» scherza il chirurgo dem. «Tutti possiamo sbagliare ma bisogna saperlo ammettere ed essere pronti a rimediare» ha chiosato alla fine Marino.

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