Mafia capitale, Marino: "Città parte offesa nel processo" | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Mafia capitale, Marino: “Città parte offesa nel processo”

Roma, la Capitale d’Italia, non vuole l’etichetta di ‘città mafiosà e si muove per tutelare la sua immagine: il Campidoglio sarà parte offesa nel processo sulla Piovra di Massimo Carminati&Co. E mentre Ignazio Marino annuncia l’arrivo a breve della sua nuova ‘giunta della legalita« il Movimento 5 Stelle torna all’attacco: »il sindaco vada via e subito alle urne«. I consiglieri comunali di Forza Italia, invece, si dicono pronti a dimettersi ed invitano gli altri gruppi d’opposizione a fare lo stesso. Il sindaco di Roma, in qualità di legale pro tempore di Roma Capitale ha firmato oggi l’atto con cui formalizza alla Procura la »costituzione dell’amministrazione quale parte offesa«. Una mossa »in vista della futura costituzione di parte civile dell’amministrazione nel processo penale«, per ottenere il risarcimento dei »danni morali e materiali«. Nelle sei pagine firmate da Marino si spiegano i motivi di tale scelta a partire dal reato contestato, il 416 bis del Codice penale, che non solo reca una offesa all’ ordine pubblico ma impedisce al Comune »di esprimere la sua forza culturale, di coesione,di legalità, in sintesi la sua funzione«. E sull’inchiesta che scuote Roma il premier Matteo Renzi è tornato oggi a far sentire la sua voce. »A nome del governo – ha detto – rivolgo un grande appello a che i processi si facciano e le sentenze arrivino il più velocemente possibile«. Ai magistrati diciamo che »è fondamentale che si arrivi a sentenza il prima possibile, perchè altrimenti si ha l’indignazione momentanea e non la chiarezza su chi è colpevole e chi no«. In Campidoglio, intanto, si continua a lavorare per arginare lo tsunami ‘Mafia Capitalè. Ad inizio della prossima settimana potrebbe arrivare la task-force di ispettori inviata dalla Prefettura come anche il pool anticorruzione di Raffaele Cantone che dovrà passare al setaccio il dossier appalti ‘opachì. Il sindaco-chirurgo nel frattempo è alle prese con il suo ‘trapianto di legalita». «Siamo a buon punto. Ora stiamo riflettendo sull’assessorato alla Casa e stiamo lavorando per dare al più presto una giunta alla città» dice Marino che proprio ieri è andato al Csm per chiedere ‘in prestitò Alfonso Sabella che diventerà il nuovo assessore alla Legalità. Un garante per aumentare le ‘difese immunitariè del suo esecutivo. E l’ex sostituto procuratore del pool antimafia di Palermo di Gian Carlo Caselli non sarà l’unica new entry. Si parla di Maurizio Pucci, attualmente responsabile dei Progetti Speciali del Campidoglio, come assessore ai Lavori Pubblici, delega ora in mano a Paolo Masini che potrebbe occuparsi di Sport oppure di Politiche abitative, prendendo così il posto di Daniele Ozzimo, ex assessore alla Casa indagato nell’inchiesta di Mafia Capitale. Ma nulla è ancora definito nel puzzle della giunta dove ora tutto sembra ruotare intorno alla casella Casa. Di sicuro, per ora, c’è che il sindaco terrà per sè la delega alle Periferie. Oggi, poi, come non avveniva da un pò di tempo per l’infuriare dello tsunami ‘Mafia Capitalè, Marino è tornato a parlare delle politiche per la città in un incontro con i blogger: dalle altre 20 società capitoline da chiudere o vendere, alla crociata contro l’invasione dei camion bar specie su via dei Fori Imperiali e al Colosseo, alla campagna internazionale di raccolta fondi per il restauro dei monumenti. Il M5s però non si arrende. Stamani una delegazione è tornata dal prefetto Giuseppe Pecoraro a cui avevano già chiesto di sciogliere il Comune per infiltrazioni mafiose. «Il Prefetto ha ribadito che il sistema è marcio e che non esclude minimamente lo scioglimento» dice il pentastellato Alessandro Di Battista che invita Marino a «fare un passo indietro». I consiglieri comunali di Forza Italia si preparano invece alle dimissioni in massa. «Non ci sono più le condizioni per continuare» chiosa il coordinatore romano di Fi Davide Bordoni. Ncd accetta l’invito mentre i Cinque Stelle no: «È un’ipotesi estrema». Senza contare che le opposizioni in assemblea capitolina non avrebbero neanche i numeri per far sciogliere il consiglio – in tutto sono 19 consiglieri contro i 29 della maggioranza.

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