Musica, Sciarrino: "Euridice secondo Rilke" | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Musica, Sciarrino: “Euridice secondo Rilke”

Tensione, paura, ansia, spaesamento e senso di morte, di mistero inquietante è ciò che trasmette questa nuova opera per voce e orchestra «La nuova Euridice secondo Rilke» di Salvatore Sciarrino, commissionata dall’Accademia di Santa Cecilia e presentata in prima esecuzione assoluta da Antonio Pappano per la stagione sinfonica dell’Accademia al Parco della Musica con Barbara Hanningan soprano solista, nota anche come direttrice d’orchestra. Sciarrino, siciliano nato a Palermo nel 1947, è uno dei nostri compositori più importanti e la creazione di un suo stile riconoscibile e di un particolare uso della voce, che si apre su prospettive del tutto nuove, ne ha fatto uno dei più riconoscibili e eseguiti autori a livello internazionale e, a proposito di quest’ultima composizione, racconta: «Progetti come questo arrivano da lontano e maturano a lunga scadenza. Non è un caso che, ormai verso la mia tarda maturità, abbia pensato a un lavoro che torna alle origini stesse del melodramma con la vicenda di Orfeo e Euridice». La ricerca timbrica è una delle caratteristiche della musica di questo compositore che lavora sulle potenzialità insite nei materiali sonori e si muove al confine con il silenzio, come fatta di pulviscoli evanescenti, di nuvole impalpabili che si espandono e contraggono«, come scrive Gianluigi Mattietti, citato da Pappano introducendo il concerto, il cui programma unisce moderno e antico, Sciarrino con il Magnificat di Bach, »facendoci capire che le loro radici sono comunque comuni«. Nei versi di Rilke, tradotti dallo stesso Sciarrino, non è Euridice a dubitare di Orfeo a incalzarlo ansiosa incerta del suo amore sino a costringerlo a girarsi e perderla, come nella tradizione classica, ma è Orfeo impaziente, teso, timoroso dell’esito della sua impresa e di Euridice, ha »lo sguardo avanti ma l’udito indietro«, tanto che alla fine si volterà. E la composizione si direbbe che segua questo stato d’animo attraverso i ritmi del respiro del suo protagonista, affannato per l’impazienza sin dall’inizio. Musica fatta di soffi, di cigolii, di lamenti e sospiri, tesa e sospesa tra pause, echi e rumori lontani mentre la vicenda, i sentimenti incalzano. »La mia musica non è una musica di note, ma di relazioni di insiemi, in questo caso di intervalli. Ecco perchè il portamento: è la voce che si muove tra una nota e l’altra«, spiega lo stesso compositore, aggiungendo: »nella mia musica non ci sono mai degli accordi in senso armonico, ne in senso ritmico. la distruggerebbero in un istante. Io ho voluto creare una specie di antimateria, uno spazio-tempo che è ideale per la drammaticità, per la forma teatro«. Un’opera che lavora sulle sensazioni, sullo stato d’animo, sull’ambiente e la sua atmosfera, pur essendo narrativa, con la voce che racconta il compiersi del dramma sino a quando si ode qualcuno parlare, incrinare il silenzio: è il dio che esclama ‘Si è voltato!’, col trasalire di Euridice, cui sfugge un istintivo ‘Chi?’, nonostante ormai il suo destino si sia compiuto. »Amo Rilke da molti anni – racconta Sciarrino, spiegando la scelta di questo testo poetico – ma ero scontento delle versioni storiche. Mi fidavo, ma vi trovavo cose assolutamente incomprensibili che però sparivano d’incanto se risalivo ai testi originali. Ad esempio nei Sonetti il traduttore fa sfoggio di una varietà di sinonimi, laddove Rilke usa un lessico limitato e ripete spesso le stesse poche parole. Non essendo nato come scrittore, trovo che ciò renda più capillare il rapporto con il testo e ne faccia il trampolino ideale per un nuovo oggetto teatrale e drammatico«. La seconda parte del concerto ha visto Pappano con l’orchestra di Santa Cecilia affrontare il »Magnificat« del suo amato Johann Sebastian Bach, di cui ha già fatto ascoltare negli anni precedenti la Messa in Si Minore e la Passione secondo Matteo. Solisti, col coro e il coro di voci bianche dell’Accademia, Amanda Forsythe, Josè Maria Lo Monaco, Paolo Fanale e Christian Senn che hanno sottolineato il carattere vario e di esultanza di questa celebre composizione. »Sono il musicista più felice e fortunato che conosco – ha dichiarato Pappano – Aver potuto ideare e eseguire un concerto come questo, con questo programma, è un vero privilegio e ringrazio l’Orchestra per la sua dedizione e impegno«.

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