Gestione immobili, indagato dirigente della Regione Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Gestione immobili, indagato dirigente della Regione Lazio

La gestione del patrimonio immobiliare degli Istituti di Santa Maria in Aquiro (Isma), ente regionale che si occupa anche dell’assistenza degli orfani, finisce sotto la lente della Procura di Roma. Su delega dei magistrati di piazzale Clodio, i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria, hanno effettuato una serie di acquisizioni di documenti nell’ufficio di un dirigente della Regione Lazio, Guido Magrini. Nei suoi confronti i pm Paolo Ielo e Giuseppe Cascini contestano il reato di abuso d’ufficio. Magrini ha ricoperto in passato la carica di presidente dell’Isma, durante la giunta Polverini e poi sostituito a metà 2013 dall’attuale presidente Zingaretti con Massimo Pompili. Il procedimento è un filone di indagine del procedimento che ha riguardato il commercialista Paolo Oliverio, già condannato a due anni e cinque mesi in appello in relazione alla vicenda del sequestro di due religiosi per impedire loro di partecipare all’elezione di un prelato dell’ordine dei Camilliani perchè contrari alla rielezione di don Renato Salvatore. Per la Procura Oliviero sarebbe stato il vero regista dell’operazione. Per questa vicenda al faccendiere romano la Guardia di Finanza ha sequestrato appartamenti e locali commerciali per milioni di euro nel senese. Gli appartamenti e i locali commerciali sequestrati a Roma, Montalcino e Buonconvento (Siena) erano intestati a prestanome del faccendiere. Secondo il Gip della capitale i beni sarebbero il reinvestimento delle somme sottratte all’Ordine dei Ministri degli Infermi Religiosi Camilliani. Rispetto ai 10 milioni che mancano all’appello dalle casse Oliverio ammise di essersi appropriato di 3 milioni, ai danni soprattutto dell’ospedale di Santa Maria della Pietà di Casoria (Napoli). Di questi, 1,6 milioni sono serviti per comprare immobili di pregio a Roma e in Toscana. I fondi che affluivano nella casse dell’ospedale, a fronte delle prestazioni in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, venivano girati su conti correnti accesi in banche di Roma. Grazie a un sofisticato sistema poi affluivano nelle casse di società riconducibili a Oliverio.

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