Mafia capitale, terremoto dem ma il Pd blinda Marino e Zingaretti | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Mafia capitale, terremoto dem ma il partito blinda Marino e Zingaretti

– I bene informati se lo aspettavano proprio in questi giorni. E il pugno allo stomaco dei palazzi romani – il secondo – alla fine è arrivato. La nuova tranche di arresti di Mafia Capitale ha, di fatto, paralizzato per l’intera giornata la politica capitolina. Quattro consiglieri comunali e uno regionale agli arresti, le Aule del Comune e della Regione ‘congelatè, le opposizioni – quantomeno quelle rimaste fuori dall’inchiesta della Procura – all’assalto del partito di governo, il Pd. Che da parte sua serra i ranghi e fa quadrato attorno ai suoi leader, il governatore Nicola Zingaretti, ma soprattutto il più bersagliato, il sindaco Ignazio Marino. E poco conta che, non è un segreto, non tutte le aree del Pd stimino alla stessa maniera il primo cittadino. Solo pochi giorni il deputato – renziano – Michele Anzaldi aveva attaccato frontalmente il Campidoglio. Tutto dimenticato, ora è il momento di serrare le fila. Il presidente del partito Matteo Orfini, mandato dall’altro Matteo a Roma come commissario, riunisce al Nazareno Marino e Zingaretti. E mentre piovono dalla Lega, dal M5s, dai Fratelli d’Italia richieste di dimissioni per l’inquilino del Campidoglio, si stabilisce insieme una linea di orgoglio democrat senza compromessi: «Non ci sono le condizioni per sciogliere il Comune – affermerà più tardi Orfini – sarebbe andare incontro alle richieste della criminalità organizzata. Marino e Zingaretti sono stati un baluardo contro il malaffare». «Si va avanti, stiamo cambiando tutto, ora in Campidoglio ci sono persone perbene» commenta il sindaco. «Da parte nostra in questi due anni abbiamo fatto di tutto per governare bene, rafforzando la legalità e la trasparenza» aggiunge Zingaretti. Nel frattempo, prosegue Orfini, si fa pulizia. Tutti sospesi dal Pd i consiglieri coinvolti, e dopo la notifica della misura cautelare, subentreranno temporaneamente in Aula Giulio Cesare i primi dei non eletti: Alessandro Cochi (FI) per Giordano Tredicine, Daniele Parrucci per Massimo Caprari (Cd), mentre le Pd Liliana Mannocchi e Cecilia Fannunza siederanno sugli scranni di Mirko Coratti e Pierpaolo Pedetti. Anche in Regione, intanto, si preannuncia un cambio della guardia: al posto di Luca Gramazio (FI) dovrebbe entrare l’ex assessore Luca Malcotti. E se in Campidoglio l’assemblea non trova il numero legale per aprire la seduta, anche alla Pisana l’ordinaria amministrazione deve cedere il passo alla cronaca: stop alla discussione della legge sul demanio marittimo, via a un dibattito su Mafia Capitale che riprenderà lunedì prossimo alla presenza dello stesso Zingaretti, come auspicato in Aula dalle opposizioni, a partire dalla stessa FI con Antonello Aurigemma. I più accesi, sia in Comune che in Regione, sono comunque i pentastellati: «Cos’altro deve accadere perchè il sindaco si dimetta? – tuona il capogruppo M5s in Campidoglio Marcello De Vito – Anche a Ostia con l’arresto dell’ex presidente Tassone il Pd ha dimostrato quanto sia marcio il sistema dei partiti». I colleghi portavoce regionali, invece, si concentrano su un altro arresto, quello del dirigente regionale Daniele Magrini: «Non è una sorpresa – afferma la capogruppo Valentina Corrado – per chi come noi da mesi denuncia i legami tra lui e Buzzi, quindi tra Regione e Mafia Capitale». Su Magrini è intervenuto anche il capogruppo della Destra Francesco Storace: «Perchè gli è stato fatto un contratto a luglio 2014? Perchè con urgenza? Voglio sentire Zingaretti, andare avanti così non si può».

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