Appalti in cambio di soldi e assunzioni: 44 indagati tra Rai, La7 e Mediaset. C'è anche l'uomo immagine di Berlusconi | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Appalti in cambio di soldi e assunzioni: 44 indagati tra Rai, La7 e Mediaset. C’è anche l’uomo immagine di Berlusconi

-Soldi, assunzioni di parenti ed amici, vacanze, biglietti aerei, addirittura un pianoforte. L’imprenditore David Biancifiori, titolare di società che organizzano eventi e che forniscono scenografie, gruppi elettrogeni, impianti audio, regie mobili ed altro, era in grado, secondo l’ipotesi di lavoro della procura di Roma, di soddisfare qualsiasi esigenza per ottenere l’affidamento di lavori e di servizi. Sono 44 le persone indagate dal pm Paolo Ielo per questo vorticoso giro di utilità, costituite con fondi creati da sovrafatturazioni, e riservate a dirigenti e funzionari in carica, all’epoca dei fatti (2009-2013), alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Rai, società del gruppo Mediaset, La7 e Infront. In serata la presidenza del consiglio puntualizza che i contratti interessati dalle indagini «non sono più attivi dal 2013 e il Dipartimento competente è stato radicalmente riorganizzato»; inoltre è stato attivato un «Comitato interno all’Amministrazione incaricato di compiere una ricognizione coordinata e integrata degli atti e delle procedure». I reati contestati sono di corruzione, in quanto pubblici ufficiali, per i dipendenti Rai, e di appropriazione indebita per gli altri. Nei confronti di Biancifiori, attualmente agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta per corruzione della procura di Velletri, si procede anche per turbativa d’asta e false fatturazioni. Sessanta le perquisizioni eseguite oggi dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza. Documenti sono stati acquisiti anche presso il Dipartimento risorse strumentali della Presidenza del Consiglio con riferimento a presunte irregolarità legate ad una commessa da otto milioni di euro per l’allestimento di alcuni eventi. Tra gli indagati anche Roberto Gasparotti, già curatore dell’immagine televisiva di Silvio Berlusconi, e Giovanni Mastropietro, già direttore della fotografia dello stesso Cavaliere. Ma spiccano anche i nomi di Antonio Ragusa e Maurizio Papitto, rispettivamente ex capo del Dipartimento per le risorse strumentali presso la presidenza del consiglio e responsabile dei servizi informatici, nonchè di Cesare Quattrociocche, dipendente Rai, padre dell’attrice Michela e suocero del calciatore Alberto Aquilani. Appropriato alla natura dell’inchiesta anche il cognome di un manager, Roberto Renato Corrotto, indagato per false fatturazioni. Tra gli episodi più singolari sui quali stanno lavorando inquirenti ed investigatori ci sono l’assunzione presso società del gruppo Biancifiori dei nipoti di Mastropietro, Matteo, Alessandra e Daniela Rossi, del fratello Marco, della figlia Aurora e del nipote Alfredo Sallusti«; per Gasparotti si procede in relazione alla di un container e di un ciclomotore per la figlia. Massimo Schettini, altro funzionario della presidenza del Consiglio, avrebbe ottenuto denaro in contanti, un pianoforte del valore di 6mila euro, buoni benzina, un Ipad e telefoni cellulari oltre al rifacimento, a spese di Biancifiori, dell’impianto elettrico dell’abitazione.

Un fiume di denaro per ‘oliarè il meccanismo in cambio del via libera agli appalti, ma anche regali di varia natura, un motorino, biglietti aerei, soggiorni in resort a quattro stelle e persino un pianoforte. C’è un pò di tutto nelle ‘attenzionì che David Biancifiori, titolare del gruppo Di and Di, rivolgeva ai dirigenti di Rai, Mediaset, La7 e Infront, nonchè ai funzionari della presidenza del Consiglio dei Ministri, per ottenere la commessa di appalti. Dai decreti di perquisizione firmati dai pm della Procura di Roma emerge come la corruzione di dirigenti pubblici fosse capillare e non lasciasse nulla al caso. Roberto Gasparotti e Giovanni Mastropietro, già curatore dell’immagine e direttore della fotografia di Silvio Berlusconi quando era premier, tra il 2009 e il 2013 avrebbero ricevuto «somme di denaro in contanti» e altre utilità dai fratelli David e Danilo Biancifiori. L’utilità per Mastropietro era rappresentata «dall’assunzione presso società del gruppo Biancifiori dei nipoti Matteo, Alessandra e Daniela Rossi, del fratello Marco Mastropietro, della figlia Aurora e del nipote Alfredo Sallusti»; per Gasparotti «la consegna di un container e di un ciclomotore per la figlia». In cambio i due dirigenti della presidenza del consiglio dei ministri avrebbero compiuto atti contrari ai doveri del loro ufficio consistiti nella «violazione dei doveri di imparzialità della pubblica amministrazione in tutti i procedimenti cui erano interessate società di Biancifiori». Nei confronti di Massimo Schettini, altro funzionario della presidenza del Consiglio dei ministri all’epoca dei fatti, sarebbe stato erogato invece «denaro in contanti» e altre utilità «come la consegna presso la sua abitazione di un pianoforte del valore di 6mila euro, di buoni benzina, di un Ipad e di telefoni cellulari» oltre al «rifacimento a spese di Biancifiori (tramite una delle sue società) dell’impianto elettrico dell’abitazione». In cambio Schettini avrebbe apposto la propria firma di regolare esecuzione dei lavori secondo il capitolato svolti dalla azienda dell’imprenditore. Tra i beneficiari di somme e utilità «quali biglietti aerei e vacanze presso resort di lusso» c’è anche il generale Antonio Ragusa, che era Capo Dipartimento per le risorse strumentali a Palazzo Chigi. Attenzioni, secondo l’accusa, erano rivolte anche ai dirigenti della Rai. È il caso di Cesare Quattrociocche, papà dell’attrice Michela e suocero dell’ex calciatore della nazionale, Alberto Aquilani. Da Biancifiori, secondo i pm, Quattrociocche avrebbe ottenuto denaro ma anche supporti tecnologici in occasione del matrimonio della figlia, il 4 luglio del 2012. I dirigenti di Mediaset e La7 ottenevano denaro mediante la sovrafatturazione da parte delle società del gruppo Biancifiori le quali «emettevano sistematicamente fatture relative a servizi e prestazioni in parte non effettuate e comunque – è detto nel decreto – per importi superiori a quelli dovuti, per poi spartire l’illecito surplus di guadagno».

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