Comunali, Dalla Chiesa dice no a un centrodestra confuso. Salvini: "Basta balletti, ora primarie" | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
Direttore responsabile Giovanni Tagliapietra

Comunali, Dalla Chiesa dice no a un centrodestra confuso. Salvini: “Basta balletti, ora primarie”

Poi il segretario della Lega ammette: "Il nome della Pivetti come candidato sindaco di Roma. Non la vedevo da 15 anni ma mi piace come ipotesi e come candidatura"

“Ringrazio per tutta la stima e per l’affetto, oltre ogni aspettativa, con cui avete accolto in questi giorni la notizia della mia candidatura a sindaco di Roma. Dopo aver pensato a lungo alla possibilità che mi è stata offerta di poter essere portavoce delle richieste dei cittadini di questa città, che amo molto, ho deciso di non accettare”. Rita Dalla Chiesa cambia idea e dice no alla proposta di correre per il Campidoglio, a guida del centrodestra. Che adesso è nel caos. Ci mette del suo il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini che alza il tiro: “Roma non merita questo balletto. Mi siederò al prossimo tavolo quando ci sarà un nome. Di riunioni ne abbiamo fatte abbastanza – ha detto durante una manifestazione del Sap davanti a Montecitorio – Se il nome si trova bene, oppure si facciano primarie: ci sono 5-6 persone disponibili, facciamo scegliere i cittadini romani. Io un nome ce l’ho, ma a differenza di altri non lo faccio”. Poi ammette: “Il nome della Pivetti come candidato sindaco di Roma me l’hanno fatto. Non la vedevo da 15 anni ma mi piace come ipotesi e come candidatura. Vive e lavora a Roma da 15 anni, conosce l’amministrazione: è un mio parere personale che non è fondamentale”, ha concluso. Qualche ora prima, la stessa Irene Pivetti, aveva spiegato nel corso del programma di Rai Radio2 Un Giorno da Pecora: “Io candidata in un centrodestra unito? Perché no”.

«Lusingata ringrazio chi me lo ha proposto, prima di tutti Giorgia Meloni e chi mi ha mostrato affetto e sostegno in queste 48 ore. Ma parliamoci chiaro, non ci si improvvisa politici dall’oggi al domani, e tanto meno non si può avere la presunzione di pensare di amministrare una metropoli come Roma con tutti i problemi che ha da risolvere. Lo dico da cittadina, che la vive quotidianamente questa città, è un fatto di onestà, un dovere verso chi la abita, e chi ci guarda dall’esterno». Una vita passata in tv come conduttrice Rita Dalla Chiesa, 69 anni, (figlia del generale Carlo Alberto ucciso 33 anni fa dalla mafia a Palermo, insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro) in una conversazione con l’ANSA risponde con la voce garbata che ne ha fatto per anni il suo tratto distintivo, mettendo a tacere una volte per tutte retroscena sulla sua candidatura alle elezioni della Capitale per il centrodestra. «Non voglio parlare di rifiuto, ho valutato questo si, ma le mie priorità continuano a essere la mia famiglia e la mia professione». La ex conduttrice di Forum non esclude che continuerà a impegnarsi «per le battaglie» in cui crede e che ha sempre «portato avanti sui giornali, in tv e sui blog. Ma interpellata sulle sue simpatie politiche replica: »Oggi come oggi non mi identifico con nessuna bandiera. Ero di sinistra da giovane e tale sono rimasta a Mediaset per tanti anni, ma certi attacchi a Berlusconi non mi sono sentita di assecondarli, anche se poi le cose con il mio lavoro sono andate come sappiamo. Come è anche vero ho provato simpatia per Renzi quando ha iniziato la sua carriera, mi piaceva il suo entusiasmo. Questo significa che sono una cittadina libera di scegliere. Detto questo mi sono sentita molto lusingata dalla richiesta da Giorgia Meloni«. Ma in politica secondo lei c’è il rischio che qualcuno possa venir strumentalizzato? »Non, in questo caso, è stata una proposta sincera. Nella mia vita non l’ho mai permesso a nessuno, e mi sono sempre fatta sentire. Ritengo che è un mestiere in cui c’è il rischio concreto di farsi molti nemici. E diciamo che la mia famiglia da questo punto di vista ha già pagato«. Rita Dalla Chiesa aveva parlato in giornata anche con Radio24 e qui aveva confessato: »Sono nel panico« »servono le palle quadrate«. Quanto a Salvini, La conduttrice Tv ha detto che il leader della Lega è una persona che le piace e si è detta contenta del fatto che la contrarietà manifestata dell’esponente leghista non sia stata espressa sul suo nome ma sul »metodo« adottato.

 

Nel valzer di nomi che in questi giorni ha riempito le pagine dei quotidiani Simonetta Matone,  sostituto procuratore in Corte d’Appello; Guido Bertolaso, su cui ritorna alla carica l’ex Cavaliere Berlusconi; Francesco Storace, il segretario de La Destra e consigliere regionale che conferma la sua candidatura girando per le periferi; Alfio Marchini, che dopo essere stato sedotto e abbandonato non si scompone e continua con la sua lista civica.

“Lusingata”, dice Dalla Chiesa che però “non si sente all’altezza”. “Sono nel panico – aveva ammesso in una intervista a Effetto giorno su Radio 24, facendo presente che per un incarico così impegnativo come guidare la capitale, peraltro ridotta in condizioni pessime, “servono le palle quadrate. Non ho mai fatto politica”, o meglio, “forse qualche volta l’ho fatta in Tv esprimendo le mie opinioni”, ha sottolineato Rita Dalla Chiesa.

Basta con i «balletti». Il centrodestra scelga il candidato-sindaco a Roma con le primarie. Nel giorno in cui Lega, Fdi e Fi registrano una nuova battuta d’arresto per la rinuncia di Rita Dalla Chiesa a correre per il Campidoglio, Matteo Salvini interviene e spariglia il gioco: «A me i tavoli e gli incontri non mi appassionano – dice il segretario della Lega a chi gli chiede quando sarà il prossimo colloquio con i leader di Fi e Fdi – Oggi per me è una bellissima giornata perché, finalmente, il centrodestra ha un candidato-sindaco a Milano su cui contare». «Noi siamo impegnati pancia terra a lavorare per Stefano Parisi. Quanto a Roma, la città non merita questo balletto, io mi siederò al prossimo tavolo quando ci sarà l’ultimo e definitivo nome per rilanciare la città. Un nome ce l’ho ma, a differenza degli altri, non lo voglio dire. Al limite se non si riesce a trovarlo intorno a un tavolo, si facciano le primarie. Ci sono 1-2-3-4 o 5 persone disponibili a scendere in campo? Allora facciamo scegliere i cittadini romani». «Marchini? Bertolaso? Io non chiudo nessun discorso ma a me – ha concluso Salvini – serve un nome per cominciare a lavorare, di riunioni ne abbiamo fatte abbastanza»

«Per risolvere il rebus dei candidati di centrodestra alle prossime elezioni amministrative Fratelli d’Italia ha proposto lo strumento delle primarie. Oggi anche la Lega si dice finalmente disponibile a celebrarle e in alcune città esponenti importanti di Forza Italia, penso ad esempio a Bologna, le chiedono a gran voce. A questa punto chiedo a Berlusconi e a Salvini quando vogliamo vederci per stilare insieme le regole per la celebrazione delle primarie in tutte le principali città italiane». Lo ha detto interpellata dai giornalisti alla Camera il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

email

Bisogna effettuare il login per inviare un commento Login