MONTESACRO - Quella piadineria ci fa sperare in una Roma migliore - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
Direttore responsabile Giovanni Tagliapietra

MONTESACRO – Quella piadineria ci fa sperare in una Roma migliore

331piadineriaOggi posso annunciare una grande notizia: dopo mesi e mesi di attesa, di visite del suo titolare negli uffici competenti del Municipio (il Terzo), la piadineria di via Monte Cimone dove ogni tanto mi capita di pranzare ha finalmente un nome, scritto a lettere bianche sul cristallo della vetrina. Piadineria 331. L’ho visto passandoci davanti in motorino. E se parlo di grande notizia è perché, a lungo, è stato addirittura incerto se la piadineria – che, lo dico subito, sforna piadine eccellenti – possa avere un’insegna. Il fatto del resto che il nome sia scritto sul cristallo della vetrina, cioè all’interno della saracinesca, potrebbe significare che il via libera per un’insegna realmente visibile almeno da qualche decina di metri potrebbe non essere ancora arrivato. Pare che a questo riguardo i servizi comunali siano quanto mai rigorosi. A poche decine di metri di distanza, del resto, un nuovo negozio di frutta e verdura è addirittura fallito (facciamo gli scongiuri per quanto riguarda la piadineria) prima di avere il via libera per la propria insegna.

Eppure, nonostante questo tipo di “burocrazia canaglia” e mille altre difficoltà, non passa giorno senza che si veda, nelle via di questa Roma ormai in gran parte “Nordafrica Style”, qualche nuovo esercizio commerciale. Proprio per questo, ho preso una decisione che cercherò nei limiti del possibile di mantenere: quella di soffermarmi in queste pagine, ogni tanto, sugli aspetti positivi del vivere a Roma, sulle iniziative che fanno sperare in un domani migliore. Una scelta, la mia, che è una naturale e spero comprensibile reazione al fatto che, da quando mi è stato chiesto di accompagnare con delle riflessioni l’azione che il Nuovo Corriere di Roma si sforza di compiere al servizio dei romani, mi vedo costretto a cercare di capire e a disquisire su una politica cittadina (il naufragio confusionale del Cinquestelle) e su situazioni (dal disastro dei trasporti a quello della pulizia delle strade e al proliferare ad ogni angolo di strada di bancarelle in odore di abusivismo) che certo non spingono all’ottimismo. Posso dirlo sinceramente? “Non ne posso più!” di descrivere una città allo sbando, dove si “indovina” però che c’è gente che vorrebbe fare ma è quasi prigioniera in una gabbia (la famigerata burocrazia e soprattutto il modo di interpretarla).

Vorrei scrivere dell’entusiasmo con il quale, il titolare della piadineria e gli impiegati del Municipio, studiano insieme come trovare una soluzione alla visibilità del locale che sia insieme funzionale per favorire il successo dell’investimento e per la difesa del decoro urbano, e tutto questo in tempi brevi: possibile che ci vogliano mesi e mesi per decidere se un’insegna è nella o brutta e in regola con le disposizioni previste dal Comune? Lo stesso vale anche per i fruttivendolo o il fiorista o il negoziato di abiti “vintage”. Perché tempo che se poi qualcuno di questi negoziati non è in regola questo avvenga anche per i ritmi lenti della burocrazia comunale, a sua volta alle prese con regolamento spesso vetusti e ambigui, così ambigui che per decenni hanno consentito il dilagare della corruzione, perché chi in Comune aveva un amico abilitato a decidere aveva di fatto anche “un tesoro”.

E già che ho raccontato della piadineria che mi piace, vorrei allargare il discorso alla “movida” nella quale il localino si inserisce, in quel di Piazza Sempione-Viale Gottardo, a Montesacro. Un quartiere “normale”, attraversato dalla via Nomentana, che in direzione centro città è molto elegante, resa “smart” da un susseguirsi di sedi di ambasciate (Libia, Iran,Tunisia, Russia, Università Luiss, Istituto culturale coreano), e in direzione del raccordo conduce a Talenti, San Basilio e Porta di Roma. Un quartiere nelle ore di traffico difficile da raggiungere (la Nomentana deve sopportare il peso di chi arriva dalla Tangenziale e delle decine di migliaia di abitanti dei nuovi quartieri di Talenti, Bufalotta e Porta di Roma) ma che ha grandi spazi, e proprio questi spazi hanno favorito il nascere della “movida”.

Piccole birrerie, localini di “street food”, persino un club dove si suona dal vivo musica jazz – il Riverside – attirano soprattutto durante i fine settimana giovani e meno giovani. Ad “inventarli”, in un luogo dove fino a un paio di anni fa c’erano un calzolaio, un droghiere, un ferramenta (quello c’è ancora, il proprietario oggi è cinese), una merceria, sono soprattutto giovani della “generazione di mezzo”, né abbastanza vecchi da avere un mestiere né abbastanza giovani, come i millenial, capaci di infezioni informatiche di ogni tipo. Molti hanno studiato, parecchi si sono anche laureati, ma il lavoro non l’hanno trovato. E così si sono messi in proprio, nel tentativo di farsi una vita normale, nella maggior parte dei casi non più a carico dei genitori, magari con il compagno o la compagna. E’ verso questo piccolo mondo – che si vede in tanti quartieri della città, non soltanto a Montesacro – quello di molti dei nostri figli, che pensiamo la Giunta debba orientare la propria azione, e chiedere alla burocrazia comunale di cercare – nel rispetto delle regole – di aiutarli nei loro tentativi di piccoli imprenditori. Una burocrazia efficiente e rapida e soprattutto amica.vorrei proprio crederci. E scriverne su queste colonne.

Carlo Rebecchi

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