Se crolla il Campidoglio - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
Direttore responsabile Giovanni Tagliapietra

Se crolla il Campidoglio

Eppure la capitale d'Italia andrebbe supportata e salvata. E quelle decine di migliaia di famiglie appese alla sorte dell'Atac?

pp_campidoglioPunto primo. Il Comune di Roma non e’ una bocciofila, non e’ nemmeno una azienda privata di grandi dimensioni. ‎ E’ un bene pubblico, dello Stato, dei cittadini. Costa, costa parecchio. E se i romani pagano le tasse piu’ alte d’Italia un motivo ci sara’. Ora questo bene sta per andare rovinosamente a fondo, e il prezzo che i suoi cittadini dovranno pagare sara’ altissimo. Punto due. Il balletto degli assessori della Raggi non ci interessa dal punto di vista statistico. Ma da quello che sottende. Nessuno e’ in grado di controllare la situazione. Il nodo delle partecipate fa saltare il banco, la situazione dell’Atac e’ a un punto di non ritorno. E di riflesso e’ a un punto di non ritorno la situazione del Campidoglio. Concordato preventivo? Soluzione classica per chiudere la partita prima di un disastroso fallimento. Significa che il Comune, socio ma anche creditore, deve rinunciare a quasi mezzo miliardo di crediti. Una cifra enorme, che in un altro contesto amministrativo rappresenta una voce importante nella strategia di puntellamento del bilancio comunale. Non se ne esce. In qualsiasi altra situazione di questo genere si arriverebbe di corsa al commissariamento. Inevitabile . Per salvare il salvabile. Lo si e’ sempre saputo, ma fanno finta tutti di cadere dal pero.Ma si puo’ commissariale la capitale? E chi lo sente Grillo? Se affonda Roma addio ipotesi di presa di Palazzo Chigi, dunque si deve tenere tutto nascosto. Almeno fino a dopo le elezioni. Ma e’ difficile in ogni caso reggere la situazione, Atac, bilancio comunale non possono sopportare artifizi contabili. Gentiloni non aiuta di certo. Eppure la capitale d’Italia andrebbe supportata e salvata. E quelle decine di migliaia di famiglie appese alla sorte dell’Atac?

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