Calci e pugni a disabili segretati in una casa di cura: 10 arresti | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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Calci e pugni a disabili segregati in una casa di cura: 10 arresti

Presi a schiaffi o colpiti col bastone della scopa, ingozzati di cibo a forza, umiliati, insultati e perfino segregati. Le immagini raccontano di ragazzi e bambini che alzano le mani per proteggersi appena si avvicina qualcuno, tanta era l’assuefazione alle botte, raccontano di pianti, di terrore. È lager la parola che più si addice a quello che succedeva all’interno del Centro di Riabilitazione neuropsichiatrico di Grottaferrata (Roma) convenzionato con la Regione Lazio, dove stamani i carabinieri del Nas di Roma con quelli di Frascati, hanno eseguito 10 arresti, uno in carcere e 9 ai domiciliari, nei confronti di dipendenti. Vittime, 16 pazienti, di età compresa tra gli 8 e 20 anni, di cui 5 bambini, tutti affetti da patologie neuro-psichiatriche e motorie. Gli arresti, emessi dal gip del Tribunale di Velletri Gisberto Muscolo, scaturiscono dalle indagini condotte dai Nas coordinata dalla Procura della Repubblica di Velletri che riguardano numerosi episodi di maltrattamenti subìti dagli ospiti disabili della struttura sanitaria. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, ha auspicato l’approvazione del disegno di legge che aumenta di un terzo la pena per il reato di maltrattamento nei confronti delle persone più fragili. Sulla stessa linea il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, pronto con la Regione a costituirsi parte civile. L’indagine ha avuto inizio dalle denunce presentate nei primi mesi del 2015 dai vertici della società che gestiva la struttura, su indicazione dei genitori dei pazienti, relative ad episodi sospetti di lesioni accaduti all’interno di un reparto dove erano ospitati 16 degenti. «Abbiamo fatto quello che dovevamo fare», afferma Michele Bellomo, direttore generale della struttura ‘Villaggio Eugenio Litta’ di Grottaferrata, aggiungendo: «siamo noi, insieme agli utenti del Centro, le prime vittime degli indegni maltrattamenti effettuati da questi operatori sanitari». «Le presunte violenze sarebbero avvenute nello stabile dedicato ai malati residenziali – dice ancora Bellomo- che vivono e dormono lì. Talvolta però tornano a casa per dei ‘permessi’ ed è in quella occasione che le famiglie li avrebbero trovati nervosi». Da quei racconti i sospetti del direttore della struttura che si è quindi rivolto ai carabinieri. Le attività investigative, durate tre mesi e supportate anche da intercettazioni audio e video, hanno consentito appurare significativi e reiterati episodi di rilevanza penale: «Abbiamo accertato una vera e propria consuetudine, un metodo di lavoro che non esito a definire spregevole – spiega il procuratore di Velletri, Francesco Prete – considerata la situazione di debolezza psicologica dei pazienti». Le principali figure coinvolte nella vicenda, un educatore professionale e un assistente socio sanitario con funzioni educative, tutti professionisti esperti, alcuni vicino alla pensione, avevano atteggiamenti particolarmente autoritari e violenti, tanto da creare un clima di terrore nei giovani ospiti, hanno spiegato oggi gli inquirenti. Un educatore è stato portato in carcere poiché ritenuto responsabile anche del reato di sequestro di persona, per aver segregato tre pazienti: «L’uomo – spiega il comandante del gruppo Nas di Roma, Erasmo Fontana – faceva il turno di notte e per non essere disturbato chiudeva le stanze dei giovani pazienti mettendo davanti un materasso per impedire loro di uscire». Per altre 6 persone che lavoravano nella struttura, responsabili di analoghi comportamenti, le condotte sono al vaglio della Magistratura. «Abbiamo appurato la sistematicità delle condotte violente di questi operatori – conclude il comandante Fontana – Verso i pazienti, spesso bambini, non c’era mai un gesto d’affetto. La cosa migliore che potesse capitare loro era l’indifferenza».

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