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Direttore responsabile Giovanni Tagliapietra

SGOMBERI
La politica degli equivoci ha creato il caos

Comune, Prefettura, Viminale, fingono di scoprire un nuovo problema. Ma gli stabili occupati illegalmente a Roma sono decine, e nessuno è intervenuto

sgombero_immigratiImmigrati,  “migranti”, rifugiati,  siamo in pieno caos. Lo sgombero di via Curtatone ha fatto scoppiare il tappo degli equivoci sui quali hanno sonnecchiato fin qui le amministrazioni centrale e locale. Mettere ordine non è facile: perché ci sono anche 60 famiglie di rifugiati che, sgomberate dall’altra occupazione di Cinecittà, vivono ormai da giorni nelle tende piazzate nella basilica di piazza Santi Apostoli, poi ci sono gli accampati di via Tiburtina, zona ex Baobab, e quelli che ora per casa hanno un angolo di via dei Fori Imperiali. Sono diventati parte sociale, interlocutori, controparte che dir si voglia. Non sono più ospiti di passaggio in attesa di andare altrove. Sono stanziali e non paganti. E diventano un nuovo soggetto politico.Quando si placa il polverone delle polemiche ci si rende conto che si è fatta parecchia confusione. Qui non si tratta dei profughi arrivati con i barconi, ma di immigrazione sedimentata, anni, se non decenni. Dal Corno d’Africa, per lo più. Ma non  solo- E datata è anche l’occupazione abusiva. Quella come altre , dieci, cento, sparse per la capitale. Una somma di illegalità che avevamo sotto il naso e della quale non ci rendevamo conto. Ma quando si scoperchia il vaso di Pandora viene fuori tutto. Tutti sapevamo che ci sono decine di immobili illegalmente occupati? Tutti sapevano dei traffici oscuri che attorno e dentro questi fortini occupati si svolgono senza nessun controllo? Il Viminale finge di cadere dalle nuvole? E la Prefettura? E il Comune (che non riesce a venire a capo del fenomeno parallelo dei campi rom)? Negli altri paesi di immigrazione è diverso, gli ex paesi coloniali hanno provveduto a riempire nuove periferie con rifugiati e affini. Qui a Roma li abbiamo in pieno centro storico, ci conviviamo. Poi scoppia la bomba e tutti si affannano a trovare una soluzione, proponendo le cose più insensate? Sembra facile collocare i rifugiati sfrattati in stabili sequestrati alla mafia. E non è facile affatto, a prescindere dalla considerazione che questi edifici sono per lo più in Sicilia e Calabria. Ma nemmeno il Reatino va bene. Da Forano arriva secco il “no” del Consiglio del paesino del reatino. Il piccolo Comune ha votato contro il trasferimento di circa 40 degli sgomberati da via Curtatone. I rifugiati avrebbero dovuto avere di alcune villette, dichiarate però inagibili dal sindaco di Forano. I locali hanno fatto le barricate, ma gli sfrattati hanno rifiutato l’offerta. Perché c’è da dire anche questo, che questi strani ospiti possono permettersi di scegliersi la collocazione, mentre decine di migliaia di italiani non sanno come sopravvivere, come pagare l’affitto, come superare lo choc di uno sfratto. Italiani di serie B. Meglio essere rifugiati? Ora gli sfrattati sono accampati in diversi punti del centro cittadino. Sono diventati parte sociale, si diceva, con l’inquadramento ideologico degli scafatissimi movimenti per la casa “trattano”:non si muoveranno da lì finché non otterranno un faccia a faccia con Comune, Regione o prefettura. E sicuramente verranno ricevuti almeno a Palazzo Valentini, in un incontro che aprirà la settimana calda dell’emergenza abitativa nella capitale. Poi ci penseranno la Raggi e Minniti. Il vertice è immimente, faticosamente concordato in questi giorni. Si sono già parlati attraverso i giornali, oggi qui si fa così. Il prefetto Paola Basilone attende la prossima circolare del Viminale che dovrebbe formalizzare l’ipotesi circolata nelle ultime ore: utilizzare i beni confiscati alla mafia per risolvere l’emergenza casa, si diceva: a Roma 452 (140 appartamenti, 36 abitazioni e 8 ville) sono ancora in carico all’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati. Il Comune, poi, gestisce altre 66 tra case, negozi e terreni. Velleitari, come sempre. Senza il via libera del Consiglio comunale, è tutta acqua fresca. Si sa già senza il nuovo regolamento non si andrà troppo lontano. Insomma, tempi lunghissimi. Ci penserà la Prefettura? E come? Può intervenire sui beni confiscati alla mafia? E su quelli pubblici? Procedure in ogni caso lunghissime, settimane, mesi. Tra gli sgomberati di via Curtatone ci sono donne incinte, anziani, bambini. E torniamo al punto di partenza. A Roma in 10.500 attendono una casa popolare e il Comune ne può garantire circa 500 l’anno. Non c’è bisogno di proseguire nel ragionamento. Ci sono priorità, ci sono le elezioni, ci sono il buon senso e la real politik

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