L'INTERVISTA - I Masnadieri dell'Acquasanta - AUDIO - Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio | Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio
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L’INTERVISTA – I Masnadieri dell’Acquasanta – AUDIO –

La psicologia isolana spiegata in una lunga storia di sangue maturata a fine Ottocento e che si sviluppa nell'avvincenTe scenografia di una Sicilia post unitaria, legata dalla morsa malavitosa dei borghi marinareschi di una Palermo sonnolente e contradditoria. Antonio Fiasconaro, giornalista e scrittore, si definisce un "artigiano" e come tale gioca con il linguaggio e lo spirito isolano

Antonio Fiasconaro_2107Una storia di sangue dilatata dalle griglie delle logiche mafiose della città fin nell’entroterra di Milocca, un racconto che si sviluppa nell’avvincente scenografia di una Sicilia post unitaria, legata dalla morsa malavitosa dei borghi marinareschi d’una Palermo sonnolente e contraddittoria.” I masnadieri dell’Acquasanta” di Antonio Fiasconaro, è un’opera interessante, di spessore e ci restituisce –elemento non secondario – la misura del linguaggio siciliano e della psicologia isolana. Si parla di umori e cromatismi d’una Sicilia sottoposta al giogo delle violente logiche feudali, e di una criminalità che inizia a concretarsi in quelle gerarchie di facinorosi che, ad oggi, sono ancora tristi marchi d’una città non redimibile. Sarà in un lontano venerdì del 21 aprile dell’anno 1893, che le azioni delittuose troveranno conclusione in Palermo. Ne parliamo con l’autore

Siamo in presenza di un vero e proprio viaggio nel tempo in Sicilia

Un viaggio nella fine dell’800 in pieno periodo Giolittiano. Una Sicilia che esce dalla impresa di Garibaldi e una Sicilia che si avvicina al 1900 con le sue luci e ombre

Una bella narrazione che evita troppi fronzoli ma ci permette di riscoprire in particolare la bellezza per il territorio

Nel mio romanzo c’è molta toponomastica. Io descrivo molte zone anche se devo ammettere che il romanzo è di pura fantasia.. Ci sono dei luoghi che si trovano tra il Messinese e il Palermitano, l’Acquasanta che è questa borgata dove si conclude la storia

Si parte dalla vicenda di un falegname. Senza rivelarci la storia, vuoi condividere qualche curiosità?

Questo mio romanzo ha una genesi molto lontana. Io ho iniziato a scriverlo nel 1984 e lo concludo nel 2017. Si parte con la storia di questo falegname, una storia d’amore che poi di dipana attraverso episodi di malavita, sangue, angherie, torti, accoltellamenti, ma non voglio rivelare altro. È un romanzo che traccia molto della psicologia siciliana. Tra le curiosità, i personaggi sono 62, tantissimi, ma quelli che in pratica fanno parte del corpus della vicenda sono solamente 5. Alcuni entrano ed escono dalla storia. Un romanzo che affonda le sue radici nella narrazione di una Sicilia di fine Ottocento. Altre curiosità: io faccio dialogare i boss mafiosi in dialetto siciliano; ogni capitolo (sono 15) si apre con i mattinali dei carabinieri: i bollettini che venivano preparati la sera precedente dal carabiniere di turno per il collega della mattina seguente.

Un lungo viaggio per portare a termine il romanzo. La Sicilia è cambiata. C’è un periodo a cui tu sei più legato o emotivamente affezionato? Sei in viaggio anche tu con questa regione?

Non sono legato a un vero periodo della Sicilia o da quello che sto attraversando. Gli anni 70-80-90 (si pensi a Falcone, Borsellino), sono stati pesanti per quanto riguarda la cronaca; a me piace tutta la storia siciiana, ma è importante saperla vivere.

Giornalista, hai iniziato da giovane il mestiere di cronista, ti definisci un artigiano del giornalismo. E’ facile oggi rimanere artigiani

Ho iniziato a scrivere dall’età di 16 anni, conosco il giornalismo di strada. Oggi non esiste più questa figura. Oggi il giornalista è seduto su una poltrona davanti al Computer con internet, i social network; è sicuramente molto diverso

C’ è un destinatario particolare del tuo romanzo?

No. Il romanzo è di fantasia, però una cosa fondamentale si può dire: per la prima volta è la donna a ripudiare il promesso sposo, il falegname (di solito è sempre stato l’uomo). Inoltre la giustizia di quel periodo è molto rapida: nel giro di un anno, vengono processati i delinquenti autori del rapimento. Decisamente differente rispetto i giorni nostri.

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